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Mafia Santa Elisabetta

"Fu costruito quando era solo un ragazzino", restituito fabbricato al boss Tarallo

La difesa ha sostenuto che la casa di campagna confiscata dai giudici in primo grado era stata accatastata di recente solo per ragioni legate a degli abusi edilizi. Restituiti pure due conti intestati al padre

Il vecchio fabbricato di campagna confiscato dai giudici di primo grado era stato costruito nel 2001, quando il futuro capomafia di Santa Elisabetta, Giovanni Tarallo, aveva appena 16 anni. La data di accatastamento è successsiva di circa un decennio solo per ragioni legate ad alcuni abusi edilizi poi sanati.

Con queste motivazioni i giudici della Corte di appello di Palermo - sezione misure di prevenzione - hanno accolto le tesi del difensore di Tarallo, l'avvocato Giuseppe Barba, e restituito l'immobile oggetto di una precedente confisca. Il collegio presieduto da Giacomo Montalbano, al tempo stesso, ha deciso la revoca della confisca di due conti correnti intestati al padre. Confermata, infine, la sorveglianza speciale per 3 anni e la confisca di tre conti correnti bancari e due libretti postali a lui intestati.  

In primo grado era stata già decisa la restituzione di due case, altri rapporti bancari e, soprattutto, delle quote sociali di un'attività imprenditoriale ovvero la casa di riposo del Villaggio Mosè, "Villa Serena", gestita dalla madre. 

Si ridimensiona, quindi, ulteriormente dopo il pronunciamento della Corte di appello la misura di prevenzione di cui era stato destinario Giovanni Stefano Tarallo, 35 anni, condannato definitivamente a 12 anni e 2 mesi di carcere con l’accusa di essere il reggente della "famiglia" mafiosa di Santa Elisabetta e braccio destro del capomandamento Francesco Ribisi, di Palma di Montechiaro, a sua volta condannato a 11 anni e 10 mesi dopo un lungo e articolato processo scandito, addirittura, da tre passaggi in Cassazione.

Tarallo è ancora detenuto al 41 bis in seguito all'arresto, scattato il 26 giugno del 2012 nell'ambito dell'operazione "Nuova cupola" che ha disarticolato i nuovi vertici di Cosa Nostra che avevano ritrovato in Leo Sutera il personaggio principale. 

Tarallo e Ribisi, secondo quanto ha accertato il processo, si rivolgevano a lui per delineare strategie organizzative e decisioni dell'organizzazione mafiosa. I giudici hanno confermato la sorveglianza speciale per 3 anni. La misura di prevenzione personale ha come presupposto la pericolosità sociale e prevede alcune restrizioni della libertà che saranno operative solo dopo la scarcerazione. I giudici sottolineano che, nonostante il percorso di studi in giurisprudenza sottolineato dalla difesa, "non ha mai manifestato segnali di dissociazione". 

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