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Giustizia / Santa Elisabetta

In cella da innocente per 45 giorni: cugino del boss risarcito dallo Stato con quasi 11mila euro

Raffaele Salvatore Fragapane, che pure in passato è stato coinvolto nell'operazione antimafia "Nuova Cupola", è finito in carcere in due riprese nell'ambito dell'inchiesta sulla cosca della montagna. In primo grado era stato condannato a 10 anni e 8 mesi

Quasi 11mila euro per 46 giorni trascorsi ingiustamente in carcere prima dell'assoluzione definitiva. Lo Stato risarcisce così il 46enne Raffaele Salvatore Fragapane arrestato nell'operazione antimafia "Montagna", l'11 gennaio del 2018, con l'accusa di essere un affiliato del clan del suo paese, prima di venire scagionato definitivamente.

La Corte di appello di Palermo, alla quale si è rivolto il difensore, l'avvocato Giuseppe Barba, ha disposto un indennizzo nei confronti del cugino del boss Stefano Fragapane, nonché nipote del capomafia degli anni Novanta, Salvatore Fragapane, detto "il Riina di Agrigento" per la convinta adesione alla politica stragista di Cosa nostra.

Mafia, la maxi inchiesta "Montagna": 35 condanne e 19 assoluzioni

Il sabettese, fra il gennaio e il giugno del 2018, in due fasi, finì in carcere fino all'annullamento, per mancanza di indizi, del provvedimento restrittivo.

Fragapane, che di recente ha scontato una condanna per una rapina in banca commessa a Raffadali, già in passato era stato arrestato e assolto in un'operazione antimafia nel 2012, scaturita dall'operazione "Nuova Cupola", che interruppe la riorganizzazione dei mandamenti della provincia.

Nel gennaio del 2018, invece, i carabinieri sgominarono il clan del versante della montagna. Gli inquirenti gli contestavano di essere un componente della famiglia del suo paese e avere partecipato a numerosi summit per discutere di affari, appalti ed estorsioni.

Un'accusa che gli era valsa una condanna a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa che è stata poi ribaltata in Corte di appello con un verdetto di assoluzione diventato poi definitivo. 

L'inchiesta sul mandamento della montagna, il verdetto di appello

La Corte presieduta da Antonio Napoli, accogliendo la richiesta del suo legale, sottolinea che "fin dall'inizio non vi erano elementi per disporre la custodia cautelare in carcere". 

La somma liquidata dai giudici, in particolare, è di 235 euro per ogni giorno trascorso dietro le sbarre. 

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