"L'inchiesta sulla rete di protezione del boss Sutera", i tre fiancheggiatori fanno scena muta

Giuseppe Tabone, imprenditore di 53 anni; Maria Salvato, fioraia di 45 anni e Vito Vaccaro di 57 anni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Leo Sutera

I presunti fiancheggiatori del boss Leo Sutera, arrestati martedì insieme allo stesso sessantottenne che era finito in carcere per effetto del provvedimento di fermo del 29 ottobre, fanno scena muta dal giudice. 

Si tratta di Giuseppe Tabone, imprenditore di 53 anni; Maria Salvato, fioraia di 45 anni e Vito Vaccaro di 57 anni, tutti di Sambuca di Sicilia. Questa mattina, al carcere Petrusa di Agrigento, davanti al gip Francesco Provenzano, delegato per rogatoria dal tribunale di Palermo, hanno comunicato la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. I difensori, gli avvocati Giovanni Vaccaro, Sergio Vaccaro e Ignazio Fiore, nei prossimi giorni, impugneranno il provvedimento al tribunale della libertà. Non è stato ancora fissato, invece, l'interrogatorio dello stesso Sutera.

Al via gli interrogatori dei tre presunti fiancheggiatori

Sutera ha ricevuto la notifica del nuovo provvedimento mentre si trovava all’ospedale Civico di Palermo per degli accertamenti di natura cardiaca. Il sessantottenne, difeso dall’avvocato Carlo Ferracane, è accusato di associazione mafiosa e, in particolare, gli si contesta di essere tornato operativo, nell’agosto del 2015, tre anni dopo l’ultimo arresto nell’operazione Nuova Cupola, essendo libero per avere scontato la pena. Gli altri tre indagati sono accusati di favoreggiamento aggravato.

IL VIDEO. Il boss finisce in carcere per la terza volta

Sutera, sentito per la convalida del fermo, aveva respinto le accuse dicendo di non avere avuto nulla a che fare con vicende mafiose e di non essersi occupato in nessun modo di appalti e posti di lavoro. Giuseppe Tabone, Maria Salvato e Vito Vaccaro sarebbero stati “particolarmente attivi – sottolineano gli investigatori della squadra mobile - nel coadiuvare il capomafia. Lo avrebbero aiutato ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione”. In particolare, Tabone e Salvato lo avrebbero tenuto costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vaccaro avrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati.

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