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Appalti e tangenti, si pente Mortellaro: una "lista di nomi lunga vent'anni"

Una lista di nomi "lunga un ventennio" è quanto offerto dall'ormai ex imprenditore di Santo Stefano Quisquina, Domenico Mortellaro, oggi 58enne, alla Dda di Palermo. Scottanti rivelazioni di colui che è stato protagonista di vicende giudiziarie parecchio rilevanti, quali le inchieste "Appalti liberi" e "Alta mafia"

Una lista di nomi "lunga un ventennio" è quanto offerto dall'ormai ex imprenditore di Santo Stefano Quisquina, Domenico Mortellaro, oggi 58enne, alla Dda di Palermo. A riportare le scottanti rivelazioni di colui che è stato protagonista di vicende giudiziarie parecchio rilevanti, quali le inchieste "Appalti liberi” e "Alta mafia”, è Grandangolo, il giornale diretto da Franco Castaldo.

Nell'edizione da oggi in edicola, si propone uno stralcio degli atti in cui Mortellaro ripercorre la propria attività dopo essersi presentato "spontaneamente davanti l’autorità giudiziaria" (nello specifico al pm della Direzione distrettuale antimafia Fernando Asaro) nell'aprile del 2009: «Intendo riferire tutto quanto a mia conoscenza su vicende di rilievo penale poichè da imprenditore operante in provincia di Agrigento ma anche in altri territori, ho per circa venti anni pagato tangenti sia ad esponenti mafiosi, sia ad esponenti politici ed amministratori locali per potere lavorare», ha detto in quel primo incontro col magistrato.

Sono decine i nomi elencati e "suddivisi", come dallo stesso affermato, tra mafiosi, amministratori e politici: in quest'ultima categoria rientrerebbe il pagamento di una tangente all’onorevole Vincenzo Lo Giudice di circa 70milioni di lire che Mortellaro afferma di aver consegnato personalmente «intorno al 1998 presso la sua segreteria politica in Canicattì - racconta -; riguardo ai miei rapporti con Lo Giudice preciso che con questi per un certo periodo ebbi rapporti un po’ freddi perché non volli aiutarlo in occasione di una sua candidatura nelle file del Psdi poiché ero legato alla Dc ed in particolare, a Sciangula; i miei rapporti con Lo Giudice sono ripresi in occasione di tale lavoro a Niscemi ed il mio intermediario fu Cataldo Manganaro».

Ma Grandangolo pone uno "spunto di riflessione" sul fatto che non si sarebbe mai, in questi anni, avuta notizia di queste rivelazioni: «E di operazioni legate alle sue rivelazioni non abbiamo traccia - si legge -. Eppure, Mortellaro di cose ne dice e sono tutte in sintonia con quanto in precedenza dichiarato dal pentito Maurizio Di Gati. Le chiavi di lettura mafiose dell’ex barbiere di Racalmuto coincidono con quelle di Mortellaro e viceversa. Ed ognuno affronta i temi del proprio punto di vista. Però, se le dichiarazioni vengono sovrapposte, combaciano».

In chiusura dell'interessante articolo l'imprenditore stefanese spiega anche il "semplice meccanismo" con cui, specie negli anni '90, gli appalti venivano "pilotati" per consentire l’aggiudicazione della gara alla ditta "prescelta": cioè a quella che «era riuscita, per via politica, ad ottenere il finanziamento dell’opera». E anche qui Mortellaro non lesina informazioni, facendo poi una distinzione tra gli "schieramenti" cui gli imprenditori che "si servivano del metodo" facevano capo tra i "poli" di Favara e Agrigento.
 

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