Il pensionato ucciso perchè molestava donne, l'inchiesta regge al riesame: presunto killer resta in cella

Il tribunale della libertà conferma l'ordinanza cautelare a carico del 43enne Roberto Lampasona: a tradirlo un amico che ha deciso di collaborare con la giustizia

Il funerale di Pasquale Mangione, in alto da sinistra: Antonino Mangione, Roberto Lampasona e Angelo D'Antona. In alto a destra la vittima

Ordinanza cautelare in carcere confermata: il tribunale del riesame rigetta il ricorso e non annulla l'arresto di uno dei due presunti killer del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione, vale a dire Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta. Il secondo presunto esecutore materiale del delitto - Angelo D'Antona, 35 anni, di Raffadali - è stato arrestato in Germania e non è stato ancora estradato.

La difesa di Lampasona, affidata all'avvocato Antonino Gaziano, aveva chiesto l'annullamento del provvedimento restrittivo sostenendo che non vi fossero sufficienti indizi a suo carico. Secondo il legale "le preoccupazioni espresse nelle conversazioni intercettate fra Lampasona e D'Antona sono relative al fatto che il loro amico Antonino Mangione si sia pentito ma non temono che li accusi dell'omicidio ma di altri fatti criminali che hanno condiviso".

Il collaborante ha raccontato di avere organizzato l'omicidio del sessantanovenne, su incarico di uno dei figli della vittima - Francesco Mangione - che aveva deciso di farlo eliminare perchè andava in giro a disturbare donne sposate. L'omicidio, a colpi di pistola e col calcio della pistola, è avvenuto in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana. L'ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai poliziotti della squadra mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi.

Indagati a piede libero anche lo stesso Francesco Mangione, imprenditore di Raffadali, e il presunto boss quarantenne Francesco Fragapane, di Santa Elisabetta, condannato a 20 anni di carcere nell'ambito del processo "Montagna" con l'accusa di avere diretto il nuovo mandamento mafioso seguendo le orme del padre Salvatore. Antonino Mangione, che non è un collaboratore di giustizia, racconta che Lampasona avrebbe chiesto al boss l'autorizzazione all'omicidio.

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