L'omicidio del pensionato che molestava le donne, ok del killer all'estradizione

Nei giorni scorsi il tribunale del riesame ha confermato l'arresto dell'altro presunto componente del commando, vale a dire Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta

La vittima Pasquale Mangione

Il trentacinquenne Angelo D'Antona, arrestato in Germania il 12 settembre scorso con l'accusa di essere l'esecutore materiale dell'omicidio del pensionato Pasquale Mangione, dà il consenso all'estradizione e, nei prossimi giorni, potrebbe essere consegnato alle autorità italiane. L'udienza, al tribunale tedesco, è servita ad acquisire il suo parere: nei prossimi giorni l'autorità giudiziaria locale dovrebbe dare il suo benestare.

Se il presunto killer avesse negato l'autorizzazione, la procedura sarebbe stata più complessa e dagli esiti incerti. Nei giorni scorsi il tribunale del riesame ha confermato l'arresto dell'altro presunto killer, vale a dire Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta. La difesa, affidata all'avvocato Antonino Gaziano, aveva chiesto l'annullamento del provvedimento restrittivo sostenendo che non vi fossero sufficienti indizi a suo carico.

Secondo il legale "le preoccupazioni espresse nelle conversazioni intercettate fra Lampasona e D'Antona sono relative al fatto che il loro amico Antonino Mangione si sia pentito ma non temono che li accusi dell'omicidio ma di altri fatti criminali che hanno condiviso".

Il collaborante ha raccontato di avere organizzato l'omicidio del sessantanovenne, su incarico di uno dei figli della vittima - Francesco Mangione - che aveva deciso di farlo eliminare perchè andava in giro a disturbare donne sposate. L'omicidio, a colpi di pistola e col calcio della pistola che materialmente sarebbe stato compiuto da D'Antona (Lampasona avrebbe guidato l'auto), è avvenuto in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana.

L'ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai poliziotti della squadra mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi. Indagati a piede libero anche lo stesso Francesco Mangione, imprenditore di Raffadali, e il presunto boss quarantenne Francesco Fragapane, di Santa Elisabetta, condannato a 20 anni di carcere nell'ambito del processo "Montagna". 

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