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Da sinistra Antonio Massimino e Liborio Militello

Da sinistra Antonio Massimino e Liborio Militello

"Nessuna estorsione, solo una richiesta a un conoscente": chiesta assoluzione per Massimino

La difesa del boss, imputato di tre episodi di racket, punta alla conferma del verdetto. Sotto accusa anche il suo presunto braccio destro Liborio Militello

"Non c'è stata alcuna estorsione: in uno degli episodi si limita a chiedere un favore, quasi imbarazzato, a un amico. Negli altri due non è stata mai provata la certa riconducibilità all'imputato".

Con l'arringa dell'avvocato Salvatore Pennica è arrivato agli sgoccioli il processo di appello nei confronti del boss Antonio Massimino, 52 anni, e del suo presunto braccio destro Liborio Militello, di un anno più grande. Il legale ha chiesto l'assoluzione per il capomafia nei cui confronti il sostituto pg Emanuele Ravaglioli ha chiesto la condanna a 6 anni. In primo grado, il 19 aprile del 2018, il gup di Palermo, Fabrizio Molinari, ha deciso l’assoluzione di Massimino e la condanna di Militello a 4 anni di reclusione.

Gli imprenditori Ettore e Sergio Li Causi, padre e figlio, hanno confermato in aula le accuse a carico dei due imputati, accusati di avergli imposto il pizzo. Tre le ipotesi di tentata estorsione al centro del processo. In una veniva contestato ad entrambi di avere chiesto il pizzo ai costruttori come “messa a posto” per il fabbricato in via Mazzini che stavano realizzando.

Un’altra estorsione era contestata al solo Massimino che avrebbe tentato di imporre a Sergio Li Causi l’assunzione di un operaio. Un altro tentativo di taglieggiamento sarebbe consistito nel chiedere ai Li Causi, con toni minacciosi, di saldare un debito di 85 mila euro con un imprenditore. Il 2 marzo sarà emesso il verdetto. 

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