"I Comuni di Racalmuto e Siculiana sciolti per vassallaggio al gruppo Catanzaro?", duro atto di accusa dell'antimafia

Un importante capitolo dedicato all'agrigentino nella relazione della commissione dell'Ars presieduta da Claudio Fava. La replica: "Contraddittorio deliberatamente evitato, avevamo chiesto di controbattere"

Claudio Fava

Uso strumentale della normativa che prevede lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei Comuni? La commissione antimafia regionale, nella relazione approvata nei giorni scorsi, getta un'ombra pesantissima su alcune vicende di cronaca dell'Agrigentino che, negli anni scorsi, hanno preso le mosse dalla gestione dei rifiuti.

E' il caso dei Comuni di Siculiana e Racalmuto, sciolti dal consiglio dei ministri, rispettivamente negli anni 2008 e 2011, quando i loro sindaci di allora - Giuseppe Sinaguglia e Salvatore Petrotto - presero posizioni pubbliche durissime contro il gruppo Catanzaro, che gestiva le discariche ed è sempre stato tanto vicino all'ex numero 1 di Sicindustria Antonello Montante, ritenuto a capo di un articolato sistema corruttivo per cui è stato condannato a 14 anni di reclusione.

"Ci sono state due inchieste - si legge negli atti della commissione sul "caso Siculiana" - ed entrambe hanno tratto spunto da distinte annotazioni del Noe di Palermo. La prima, del febbraio 2007, ha come specifico oggetto le denunce dell’ex sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, relativamente a presunti abusi commessi dal gestore della discarica. Quella del 2014, invece, entra nel merito della vicenda Cannova e delle risultanze investigative dell’operazione “Terra mia”. Ambedue le attività investigative hanno però, con riferimento ai Catanzaro, il medesimo sviluppo processuale: archiviazione. Nel mezzo, l’indagine a carico del sindaco Giuseppe Sinaguglia per concorso esterno in associazione mafiosa e lo scioglimento del Comune di Siculiana per infiltrazione mafiosa nel giugno del 2008. Esiste un collegamento, non solo temporale, fra queste tre vicende?".

Nei passaggi che seguono, si ricostruisce la vicenda in maniera assai dettagliata e la risposta che si vuole suggerire sembra affermativa. L'allora sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, finisce a processo con l'accusa di avere fatto pressioni illegittime sui titolari della discarica - i fratelli Catanzaro - con l'aggravante dell'avere agevolato la mafia. Il sindaco, insieme ad altri imputati, verrà assolto.

"Ma è stata proprio questa inchiesta - spiega la commissione antimafia - a fare da presupposto allo scioglimento del Comune di Siculiana il 13 giugno del 2008. Com’è accaduto in altre circostanze (assieme a Siculiana, vale la pena citare Racalmuto e Scicli, di cui questa relazione si occuperà nelle pagine successive) è motivo di preoccupazione per questa Commissione il modo in cui si è arrivati allo scioglimento di tre consigli comunali che avevano, tutti, conflitti politici in corso con progetti autorizzativi per impianti privati di smaltimento dei rifiuti. Perplessità - si legge ancora - che aumentano se si riflette sul fatto che, in tutti e tre i casi presi in esame dalla Commissione, il provvedimento di scioglimento aveva preso le mosse da indagini penali a carico degli amministratori di quei comuni: indagini concluse, sempre, con il proscioglimento o l’assoluzione di quegli amministratori. Riepilogando: un contenzioso in corso di alcune amministrazioni comunali con i proprietari di importanti discariche private; un’indagine penale a carico di quegli amministratori; il conseguente scioglimento per mafia dei comuni; infine, ma a comune già sciolto, il venir meno del casus belli investigativo che era stato premessa per quello scioglimento, spesso accompagnato (certamente per il comune di Scicli) da una robusta campagna stampa e politica che quell’esito auspicava".

Agli atti della relazione anche le rivelazioni dell'ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, anch'egli indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (e prosciolto) e - anche in questo caso, assai sospetto per la commissione antimafia, a capo di un Comune che fu sciolto dal consiglio dei ministri. 

"Il rischio che in talune circostanze - è scritto in maniera esplicita - il ricorso allo strumento dello scioglimento per infiltrazione mafiosa abbia travalicato le finalità imposte dalla norma, mutandone senso e significato. Episodi, ed è questa la coincidenza preoccupante, che si sono verificati allorché alcune amministrazioni locali si sono legittimamente opposte a progetti per la realizzazione o che hanno determinato l’estensione di impianti privati dediti allo smaltimento dei rifiuti. È il caso di Siculiana, come abbiamo già visto, ma anche di Racalmuto, comune dell’agrigentino sciolto per mafia con decreto del Presidente della Repubblica datato 12 marzo 2012.  Il provvedimento in questione nasce sulla scia di un’inchiesta condotta dalla D.D.A. di Palermo nel giugno del 2011 nell’ambito della quale il sindaco dell’epoca, il professore Salvatore Petrotto, viene indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Petrotto si dimette, ma l’ipotesi investigativa nei suoi confronti non è ritenuta solida dai pubblici ministeri che due mesi dopo, nel settembre 2011, avanzano richiesta di archiviazione. Richiesta che verrà poi accolta nell’ottobre dello stesso anno dal Gip". 

Queste le dichiarazioni: "Petrotto, ex sindaco di Racalmuto. Nel maggio del 2011 ho inaugurato il Centro comunale di raccolta dei rifiuti… che era al servizio di tre Comuni e ho dichiarato pubblicamente che non avrei più conferito un chilo di rifiuti in discarica… dopo una decina di giorni, mi arriva l’avviso per concorso esterno …come un congegno ad orologeria… l’anno successivo sono stato scagionato, perché erano accuse che lasciavano il tempo che trovavano".

La replica del gruppo Catanzaro: "Contraddittorio deliberatamente evitato dalla commissione"

"Apprendiamo dalla stampa degli esiti e delle conclusioni a cui è giunta la Commissione regionale su Mafia e Corruzione che ha presentato oggi la sua Relazione conclusiva sul ciclo dei rifiuti in Sicilia. Non è questo il momento per entrare nel  merito delle numerose questioni sollevate, alle quali dedicheremo nei prossimi giorni la dovuta attenzione. Oggi  ci limitiamo a contestare il metodo di lavoro adottato, oggettivamente errato, che ha viziato in radice la stessa Relazione e le conclusioni che la Commissione ne ha tratto.

Un fatto su tutti, certamente non secondario: si sostiene che la richiesta di audizione da parte della nostra società sia stata presentata tardivamente il 10 marzo scorso "ad audizioni concluse". La realtà è che la Commissione ha deliberatamente impedito le audizioni dei rappresentanti della Catanzaro Costruzioni srl  evitando così il contraddittorio: la nostra richiesta è stata infatti inoltrata lo scorso 12 febbraio e, da quella data, la Commissione ha tenuto regolarmente diverse altre audizioni sul tema.

Il motivo per il quale, volutamente, ci sia stato impedito il confronto ci sfugge, ma questa decisione rappresenta una sconfitta per chiunque avesse avuto un interesse a conoscere i fatti nella loro completezza.

Per quanto riguarda diverse inesattezze e omissioni riportate nella Relazione odierna ricordiamo che in proposito sono già intervenuti diversi tribunali che hanno riconosciuto la legittimità del nostro operato e in diversi casi condannato quei soggetti a cui unilateralmente, oggi, è stato dato invece credito da un organismo istituzionale.

Prendiamo atto infine che, a differenza della maggioranza dei casi citati nella Relazione, le indagini penali e amministrative condotte dalle Istituzioni preposte e nelle quali ci è stata data la possibilità di contraddittorio, hanno confermato la regolarità del nostro operato in tutte le sedi".
 

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