Mafia, chiesta confisca dei beni sequestrati e sorveglianza speciale per imprenditore vicino ai boss

Il pm della Dda propone ai giudici la definitiva acquisizione di aziende e beni requisiti al 63enne Calogero Romano

Calogero Romano

La confisca dei beni e tre anni di sorveglianza speciale: sono le richieste del pm della Dda di Palermo nei confronti dell’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 63 anni, al quale, nel febbraio dell’anno scorso, è stato sequestrato un patrimonio di aziende e proprietà stimato in circa 120 milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbe stato acquisito per via della contiguità con Cosa Nostra.

Il magistrato della Procura, adesso, conclusa la fase istruttoria del procedimento di prevenzione, ieri ha chiesto la confisca, vale a dire l’acquisizione da parte dello Stato (definitiva solo dopo il terzo grado di giudizio), di tutti i beni sui quali sono stati apposti i sigilli. Chiesta anche la misura di prevenzione personale per tre anni. Si tratta di un provvedimento restrittivo della libertà personale, che ha come presupposto la “pericolosità sociale”, che impone, fra le altre cose, l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e quello di rientrare nella propria abitazione negli orari serali.

Il collegio di giudici presieduto da Wilma Angela Mazzara dovrà decidere se confiscare o restituire, in tutto o in parte, il patrimonio sequestrato dopo avere sentito, all’udienza del 24 ottobre, pure le conclusioni dei difensori, fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica e Lillo Fiorello, che avranno il compito di dimostrare la legittima provenienza dei beni che, invece, secondo la Dda sarebbero il frutto delle sue connivenze con Cosa Nostra. Romano è titolare o socio di numerose aziende che operano nel campo delle telecomunicazioni e della fibra ottica, nel settore edile e anche di un autodromo. 

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