Imprenditore in affari con i boss? La difesa: "Soldi avuti in eredità"

Sotto accusa, dopo la condanna in primo grado a 6 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa, il 64enne Calogero Romano: parola al perito prima della sentenza di appello

Calogero Romano

"Nella perizia eseguita su ordine della Corte di appello non si prendono in considerazione gli importi di una consistente eredità, pari a circa 300 mila euro, che l'imprenditore Calogero Romano ha ricevuto dal padre".

Il commercialista Alessandro Polizzotto, all'udienza precedente, aveva chiesto un termine per potere esaminare e interloquire rispetto alla consulenza della difesa. Oggi è iniziata la sua audizione che servirà a fare luce sulle reali condizioni patrimoniali da parte dell'imputato che, due anni fa, aveva subito un maxi sequestro di beni per 120 milioni di euro che i giudici, al termine di un procedimento in contraddittorio, hanno ridimensionato nettamente restituendo la gran parte dei beni inizialmente requisiti. Questa mattina il difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Pennica, ha sottolineato che "nella perizia non si tiene conto delle entrate lecite, fra cui una consistente eredità ricevuta tanti anni fa". 

I giudici hanno poi rinviato l'udienza al 15 gennaio per continuare la sua audizione. Si allungano ancora i tempi per la conclusione del processo di appello a carico dell’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 64 anni, condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno incaricato Polizzotto di esaminare “l’intera posizione bancaria diretta e indiretta, debitoria e creditoria nonché le dichiarazioni dei redditi, i bilanci, le scritture contabili e lo sviluppo imprenditoriale, fino al marzo del 2016, delle società a lui riconducibili”.

L'esame degli atti si è rivelato particolarmente complesso tanto da richiedere una proroga di diversi mesi per depositarlo. Per i giudici della Corte di appello di Palermo, il nuovo atto istruttorio - sollecitato dal sostituto pg Rita Fulantelli - era “indispensabile ai fini della decisione”.

Romano, il 19 febbraio di quattro anni fa, è stato condannato dai giudici della prima sezione del tribunale di Agrigento a 6 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. L'imprenditore, in particolare, è stato riconosciuto colpevole di avere stretto accordi con i boss del paese Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo che, in cambio di soldi e svariati favori, avrebbero protetto e garantito le sue imprese. 

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