Giovedì, 16 Settembre 2021
Mafia

Il questore vieta i funerali della nuora del boss Arturo Messina, il legale: "Paradossale e abnorme"

La 44enne è stata stroncata da un male incurabile in poche settimane, l'avvocato Pennica polemizza per l'ordinanza: "Forse non ha neppure conosciuto il suocero, la famiglia è del tutto estranea"

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"Lo svolgimento di una cerimonia funebre in forma pubblica può costituire il pretesto per manifestazioni pregiudizievoli per l'ordine e la sicurezza pubblica fornendo spunto per iniziative di consenso più o meno esplicito da parte di terzi verso l'organizzazione mafiosa": con queste motivazioni, messe nero su bianco in un'ordinanza, il questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha vietato il funerale e il corteo funebre a una donna di 44 anni, nuora del boss Arturo Messina, a sua volta scomparso nel 2008, morta per un male incurabile fulminante.

Una decisione che il legale della famiglia Salvatore Pennica ha duramente criticato parlando di provvedimento "paradossale e abnorme che penalizza una famiglia del tutto estranea al contesto mafioso".

Arturo Messina, boss di Villaseta, frazione popolare della Città dei Templi, è morto nel 2008 a 62 anni per alcune patologie. Stava scontando una condanna all'ergastolo per associazione mafiosa e per l'omicidio del ristoratore Salvatore Dalli Cardillo.

Il figlio del capomafia, Giuseppe, marito della donna scomparsa, ha dei "precedenti di polizia", come è scritto nell'ordinanza della Questura, per estorsione e danneggiamento. Elementi che, secondo la polizia, hanno reso necessario adottare "provvedimenti urgenti per gravi necessità pubbliche".

Stop, quindi, ai funerali, previsti per questo pomeriggio con ordine a familiari e agenzia funebre di disporre il trasferimento più breve, indicando anche il tragitto, dall'abitazione al cimitero di Bonamorone consentendo solo, una volta arrivati, una cerimonia religiosa in forma strettamente privata. Divieto, inoltre, durante il trasporto di quasiasi corteo funebre, a piedi o con mezzi, ad eccezione "degli stretti congiunti". 

"Siamo di fronte a un paradosso - ha commentato l'avvocato Pennica -, un provvedimento abnorme. La defunta appartiene ad un nucleo familiare estraneo a qualsiasi logica mafiosa. Forse non ha neppure conosciuto il suocero".

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