Mafia, la maxi inchiesta "Montagna": il pentito Quaranta sarà sentito al processo di appello

Via libera alla sua audizione che era stata richiesta dalla procura generale, prima udienza per quattordici imputati

Il pentito Giuseppe Quaranta

Via libera all'audizione del pentito Giuseppe Quaranta, arrestato nel blitz e diventato collaboratore di giustizia dopo i primi giorni di carcerazione, al processo di appello scaturito dall'inchiesta "Montagna" che il 22 gennaio del 2018 ha disarticolato le famiglie mafiose di un ampio versante della provincia e, il 26 luglio dell'anno scorso, ha avuto il primo pronunciamento con la sentenza del gup Marco Gaeta che ha deciso 35 condanne e 19 assoluzioni nell’ambito dello stralcio abbreviato.

Gli imputati del processo di appello sono 45: nove assoluzioni, quindi, sono diventate definitive e dieci sono state impugnate. Questa mattina la Corte presieduta da Fabio Marino, come richiesto dal sostituto pg Maria Teresa Maligno, ha disposto la riapertura dell'istruttoria alla quale si erano opposti i difensori: fra gli altri gli avvocati Angela Porcello, Giovanni Castronovo, Antonino Gaziano e Giuseppe Barba. Il 4 novembre, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli ci sarà la sua audizione che avverrà di presenza e non in collegamento da remoto.

Oltre al collaboratore saranno sentiti anche Carmelo Battaglia e Concetto Errigo: si tratta di altri due imputati, condannati a 4 anni. Il personaggio principale del processo è il quarantenne Francesco Fragapane, figlio del boss Salvatore, sommerso – quest’ultimo - da ergastoli per omicidi di mafia risalenti al periodo sanguinario di cui sarebbe stato uno dei principali sostenitori.

La pena più alta - 20 anni di reclusione, già ridotta di un terzo per effetto del rito - è stata inflitta a lui che, seguendo le orme del padre, avrebbe diretto il mandamento della montagna con l'ambizione di diventare il nuovo capo provincia.

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