"Pistola puntata in faccia e un colpo di casco al volto", ex suocero accusa mafioso

Il trentacinquenne Gaetano Licata è imputato di avere minacciato l'uomo che ha raccontato in aula la sua versione, alla sbarra anche un amico per averlo ferito

“Mi ha minacciato con la pistola puntandomela in direzione della faccia, la sua compagna gli diceva di lasciar perdere e lui le ha intimato di stare zitta perché mi avrebbe ammazzato”. Il trentaquattrenne Gaetano Licata, di Villaseta, condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa nell'ambito dell’operazione “Nuova Cupola” con l’accusa di essere un affiliato della cosca di Porto Empedocle, finisce ancora a processo con l’accusa di avere minacciato con una pistola l’ex suocero col quale i rapporti, in seguito alla separazione dalla figlia, si erano deteriorati. Ieri l’uomo ha raccontato l’aggressione.

“Era in auto con la sua nuova compagna, quando mi ha visto ha impugnato la pistola e me l’ha puntata. La donna che era accanto a lui gli ha detto di lasciar perdere e lui ha insistito dicendole che mi avrebbe ammazzato”.

L’altro imputato, davanti al giudice monocratico Antonio Genna, è Alessandro Sottile, 27 anni, accusato di averlo aggredito fisicamente, poco dopo, quando nel frattempo l’ex suocero di Licata era andato a sporgere denuncia. I due episodi sarebbero collegati e non a caso il processo è unico anche se Licata è imputato solo per la minaccia. 

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La vittima sarebbe stata pure brutalmente picchiata con un colpo di casco alla nuca da Sottile. L’episodio è avvenuto il 28 maggio del 2012. Il processo, dopo due cambi di magistrati dovuti a trasferimento e assenza per maternità, è ripreso ieri davanti al giudice Antonio Genna. La difesa, affidata agli avvocati Salvatore Cusumano e Davide Casà, non ha dato il consenso a utilizzare gli atti istruttori in precedenza raccolti e ieri si è ripartiti da capo con l’audizione della presunta vittima e di un testimone oculare che, in sostanza, ha confermato la versione del suocero di Licata. 
 

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