Mafia

Settantenne si spaccia per il fratello di Riina, incendia e chiede il pizzo: per la psichiatra è bipolare

La difesa aveva chiesto un accertamento sulle condizioni mentali di Calogero Sanfilippo, riconosciuta la seminfermità. Per convincere il titolare della ditta dei rifiuti a pagare avrebbe dato fuoco a 35 contenitori

foto archivio

"L'imputato è in grado di partecipare al processo, non è da ritenersi socialmente pericoloso in senso psichiatrico ma, al momento di commettere il fatto, era in condizioni di seminfermità in quanto affetto da disturbo bipolare". Sono le conclusioni della psichiatra Cristina Camilleri al processo a carico del 70enne Calogero Sanfilippo, di Porto Empedocle, accusato di incendio, tentata estorsione con metodo mafioso e false generalità.

A sollecitare l'accertamento psichiatrico, disposto poi dai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara, era stato il difensore dell'imputato, l'avvocato Antonio Provenzani. La relazione psichiatrica, che sarà illustrata in aula alla prossima udienza, fissata per martedì, è stata depositata e apre la strada ad una riduzione di pena per vizio parziale di mente. 

"Sono il fratello di Totò Riina, il capo dei capi, il mio biglietto da visita è l'incendio dei cassonetti". Sanfilippo, dopo aver dato fuoco a ben trentacinque contenitori dei rifiuti ed essersi ustionato per la vastità del rogo che non riuscì a controllare, provò a convincere telefonicamente uno dei responsabili della società che gestiva il servizio di nettezza urbana che era il caso di pagare.

Dopo pochi giorni provò a ripetere il copione dando fuoco a un panificio, anche in questo caso a Porto Empedocle, ma le fiamme, in questa circostanza, si estinsero da sole. I fatti al centro del processo sono avvenuti fra il 5 e il 12 agosto del 2011.

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