Sabato, 16 Ottobre 2021
Mafia

"Cosa Nostra? C'erano le correnti come nella Dc": il pentito Quaranta si racconta

Spuntano nuovi verbali dell'ultimo collaboratore di giustizia dell'Agrigentino in vista delle udienze al tribunale del riesame dell'operazione Xydi. L'ex boss di Favara rivela la geografia mafiosa

"Tutta Cosa Nostra è come la Dc, c'era la linea Andreotti.. la linea Mannino. Ma tutta Dc era.. Tutti Cosa nostra siamo, tutti lo stesso scopo". Il pentito Giuseppe Quaranta fa un esempio di quelli classici per descrivere al procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, e al pm Claudio Camilleri le strategie e le dinamiche interne dell'organizzazione mafiosa.

Spuntano nuovi verbali, in vista delle udienze al tribunale del riesame dell'operazione Xydi, del collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta che ha dato il suo contributo agli inquirenti per fare scattare il blitz che ha confermato la leaderhip di Matteo Messina Denaro e fatto finire in carcere, con l'accusa di essere la "consigliori" di Cosa Nostra, l'avvocato Angela Porcello, penalista fra le più note del foro di Agrigento, diventata - sostiene l'accusa - un elemento di spicco del nuovo mandamento mafioso di Canicattì di cui il compagno Giancarlo Buggea, tornato libero dopo una condanna a 8 anni per mafia, sarebbe stato il punto di riferimento.

Quaranta, uno fra i primi ad accusare Buggea negli anni scorsi (lo aveva fatto in un'udienza del processo Vultur rispondendo proprio all'imbarazzata avvocata Porcello), fornisce uno spaccato di Cosa Nostra anche di quel versante.

"Conosco Tonino Chiazza che per ora abita a Canicattì e chistu è stiddaro, lavora sia con la cocaina che con il fumo. Questo ha contatti diretti con Nicola Ribisi di Palma di Montechiaro.. me lo ha detto personalmente lui quando ci siamo visti in un bar a Favara".

I magistrati provano a farglielo riconoscere da un album fotografico ma il collaboratore di giustizia dice che la foto non è quella. "No, no. Questo Tonino avrà 40 o 42 anni, è stato pure detenuto e aveva in gestione l'hotel Agrabella che si trova al Villaggio Mosè". 

Poi descrive la mafia favarese. "La mia reggenza è durata dal 14 ottobre del 2013 al luglio del 2014. In famiglia eravamo io, Luigi Pullara, Angelo Di Giovanni, Rosario Chianetta e Calogero Limblici. Gli avvicinati, senza punciuta, erano Lino Vetro e Giuseppe Blando". Il collaboratore passa poi alla descrizione del mandamento della montagna, quello che è stato sgominato agli inizi del 2018, nel blitz in cui fu arrestato decidendo subito di collaborare.  

"Nel mandamento della montagna - racconta ancora Quaranta - c'erano Nuvara, Spoto, Giambrone, Tornatore e Virzì". Il pentito racconta poi di essere stato "posato" da Fragapane per il suo scarso impegno nel racimolare i soldi per Cosa Nostra. Il messaggio arriva attraverso un mafioso favarese che era detenuto con Fragapane. "Ha detto a Giuseppe Sicilia, che oggi fa parte della famiglia - dice Quaranta - e gli ha detto di comunicare a Luigi Pullara, tramite il padre e il fratello, che non devo camminare per conto suo".

Il collaboratore fa comprendere che ci sarebbe stata una "tragedia" dietro il suo essere stato posato, sembrerebbe il sospetto che abbia trattenuto per sè dei soldi destinati alla famiglia.

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