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Mafia Favara

La "punciuta" e "l'affidamento" del latitante Di Gati: ecco le confessioni di Quaranta

"Divenni così uomo d'onore e in quel momento stesso Fragapane mi diede il comando della famiglia mafiosa di Favara"

"Nel 2002-2003 mi proposero di prendere una casa e darmi in affidamento il latitante Maurizio Di Gati ed io ho risposto che avevo bisogno del tempo necessario per trovarla. Mi proposero di vedere a Grancifone - zona Naro, vicino la diga - . Sentivo dire dai giornali che Di Gati era ricercato. Andai ad informarmi in giro e una domenica pomeriggio, tornando in quella zona, trovai una casa rurale in vendita a Grancifone a 7 mila euro, ma il proprietario non poteva fare l'atto ma solo la scrittura privata. Dissi che avrei parlato con mia moglie, per non fare capire, e gli avrei dato risposta. Poi tornai dicendo che ero interessato all'immobile per quel prezzo, senza chiedere neanche uno sconto. Abbiamo quindi fatto un documento privato per la vendita di questo casolare per il prezzo di 7 mila euro, 5 mila euro furono trovati svandiano un assegno in banca portato da Francesco Fragapane. Gli altri due mila euro me li diedero in contanti. Dopo due/tre giorni mi consegnarono Di Gati, che io non avevo mai visto, e l'ho portato là, provvedendo ad allestire la casa per lui. Giornalmente gli portavo personalmente da mangiare". E' il 29 gennaio quando Giuseppe Quaranta - davanti ai magistrati della Dda - inizia a parlare.

La decisione 

“Insisto nella volontà di collaborare con l’autorità giudiziaria e prendo atto degli obblighi e dei doveri che tale scelta comporterà. Faccio ciò per il bene della mia famiglia – ha detto – e mio personale, perchè sono stanco, ho avuto tante delusioni da queste persone. Sono deciso a 360 gradi e pronto a riferire di quello che so, che ho sentito dire in giro e di quello che ho fatto. Penso  che a seguito della mia scelta possa essere esposta a pericolo  la mia famiglia".

La "punciuta"  

"Io sono stato combinato formalmente con una cerimonia da Francesco Fragapane nel 2010/2011 a Santa Elisabetta". Quaranta ha rivelato ai pm Claudio Camilleri, Calogero Ferrara e Alessia Sinatra come è avvenuto il suo ingresso in Cosa Nostra. "Non è  facile essere combinati. La cerimonia avviene con la santina in mano e la cosiddetta 'punciuta'. Non tutti sono autorizzati a combinare, ma va fatto da una persona con spessore criminale; la santina viene bruciata e si dice che se uno tradirà sarà bruciato come la santina. La formula è: 'da oggi sei uomo d'onore di Cosa Nostra, se tradirai, dirai bugie, brucerai come questa santina'. La mia santina raffigurava Sant'Antonio da Padova. La formula l'ha letta Fragapaane e io l'ho ripetuta e la punciuta fu con un ago e le nostre dita si unirono a sancire il patto di sangue. Eravamo soli nella sua masseria a Santa Elisabetta. Divenni così uomo d'onore e in quel momento stesso Fragapane mi diede il comando della famiglia mafiosa di Favara".

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