Sabato, 16 Ottobre 2021
Mafia Palma di Montechiaro

Boss ergastolano in permesso premio minaccia e spintona il caposcorta: a giudizio

Il 63enne, condannato al carcere a vita per l'omicidio di mafia dell'imprenditore Pietro Giro, avrebbe intimidito il poliziotto che aveva bloccato una consegna di prodotti alimentari non autorizzati

"Bastardo e indegno, stai zitto... qua sono a casa mia e comando io. Se mi metto a gridare, faccio arrivare un sacco di persone". Il boss Ignazio Ribisi, 63 anni, di Palma di Montechiaro, da oltre un quarto di secolo in carcere, al 41 bis, per scontare un ergastolo per associazione mafiosa e omicidio, finisce a processo per l'accusa di violenza a pubblico ufficiale. 

Il pubblico ministero Chiara Bisso ha disposto nei suoi confronti la citazione a giudizio per un episodio che risale al 19 novembre del 2016. Ribisi, in occasione di un permesso premio che gli era stato concesso dal magistrato di sorveglianza di Sassari, fu accompagnato dalla polizia penitenziaria nell'abitazione dei suoi familiari con cui aveva avuto l'autorizzazione di trascorrere un breve periodo di poche ore.

Al momento di salutare la moglie, però, avrebbe aggredito verbalmente e non solo un ispettore che aveva l'incarico di capo scorta. All'origine del suo disappunto il divieto del poliziotto di far consegnare alla moglie un vassoio di pasticcini. Questo perchè non era stato preventivamente autorizzato e, quindi, per motivi di sicurezza non poteva essere ammesso. 

"Bastardo e indegno stai zitto - avrebbe detto al suo indirizzo -, non ti permettere di dire cosa devo fare. Qua comando io, tu non comandi a casa mia". E poi, ancora, si sarebbe rivolto al caposcorta aggiungendo: "Se mi metto a gridare faccio arrivare qui un sacco di persone". 

Poi avrebbe gridato alla moglie di consegnargli lo stesso il vassoio, spingendo il braccio dell'ispettore e aggiungendo: "Anche se ho l'ergastolo io e te ci incontreremo". Ribisi tornò poi nella casa circondariale di Sassari ma fu denunciato alla Procura che, adesso, a distanza di alcuni anni, ha disposto la citazione a giudizio.

Il boss, che ha nominato come difensore l'avvocato Raimondo Tripodo, comparirà il 25 giugno davanti al giudice monocratico Andrea Terranova.

Ignazio Ribisi è stato condannato insieme al fratello Pietro (suicida in carcere nel 2012) per l’omicidio di Pietro Giro, avvenuto nel 1989. La condanna è arrivata dopo un’iniziale assoluzione, per il delitto dell'imprenditore, titolare di una piccola impresa di autolinee. L’unica colpa della vittima, secondo quanto rivelò negli anni successivi il pentito Nino Giuffrè, nel 2003, fu quella di essere cugino di un loro rivale.

A organizzarlo materialmente, per fare un favore ai due fratelli (Pietro fu condannato anche per l'omicidio del giudice Antonino Saetta e di suo figlio Stefano, freddati il 25 settembre 1988) sarebbe stato il “capo dei capi” Totò Riina visto che la vittima lavorava alla stazione di Palermo.

Più di recente, nel 2009, ha rimediato una nuova ordinanza cautelare con l’accusa – confermata al processo con una condanna definitiva – di associazione mafiosa: dal carcere dove era al 41 bis avrebbe dato l’incarico al nipote Nicola, oggi quarantenne, di riorganizzare la famiglia mafiosa a Palma raccogliendo l’eredità della famiglia. 
 

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