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Giovedì, 20 Giugno 2024
Mafia

L'inchiesta sul clan di Messina Denaro e Falsone approda in aula: un'altra associazione parte civile

Codici onlus, estromessa all'udienza preliminare, ha ottenuto di entrare nel processo insieme a un imprenditore agricolo indicato come vittima di estorsione. La Dda cita fra i testi il pentito Giuseppe Quaranta. Deporranno anche due cancellieri del tribunale

Un imprenditore agricolo ritenuto vittima di un'estorsione mafiosa e l'associazione Codici onlus si costituiscono parte civile nei confronti di otto dei nove imputati del processo scaturito dalla maxi inchiesta "Xydi" che ha stretto il cerchio sull'ultimo latitante Matteo Messina Denaro e fatto riemergere il ruolo del boss Giuseppe Falsone che, al 41 bis, dove si trova da 12 anni in seguito al suo arresto a Marsiglia, avrebbe trasmesso messaggi e direttive attraverso l'avvocato Angela Porcello presunta "consigliori" e "cassiera" del clan.

E' iniziato con le due nuove costituzioni, dopo i rinvii a giudizio decisi dal gup, il dibattimento davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara.

L'associazione Codici onlus, che fra le altre cose promuove attività e iniziative antimafia, e l'imprenditore agricolo, attraverso i legali Giovanni Crimi e Walter Tesauro, hanno chiesto di costituirsi. Codici è entrata nel processo nonostante un'analoga richiesta fosse stata già respinta all'udienza preliminare. 

Nove gli imputati di questo stralcio ai quali si contesta di avere avuto un ruolo in Stidda e Cosa nostra o di avere messo a segno singole estorsioni. Si tratta di: Giuseppe Falsone, boss ergastolano di Campobello di Licata e capo provinciale di Cosa Nostra fino al 2010, quando fu catturato dopo 12 anni di latitanza; Antonino Chiazza, 51 anni, di Canicattì; Pietro Fazio, 48 anni, di Canicattì; Santo Gioacchino Rinallo, 61 anni di Canicattì; Antonio Gallea, 64 anni di Canicattì; Filippo Pitruzzella, 60 anni, ispettore della polizia in pensione; Stefano Saccomando, 44 anni di Palma di Montechiaro; Calogero Valenti, 57 anni, residente a Canicattì e Calogero Lo Giudice, 47 anni di Canicattì.

Quest'ultimo, avvocato del foro di Agrigento, non ha alcuna imputazione in materia di mafia tanto che le costituzioni di parte civile non lo hanno rigardato. Il suo coinvolgimento scaturisce dal contenuto di alcune intercettazioni con l'avvocato Porcello che avrebbero fatto emergere la falsificazione della data di presentazione di un ricorso per evitare che la condanna a carico di un cliente della penalista diventasse definitiva. Lo Giudice e una terza collega - Annalisa Lentini, imputata nello stralcio abbreviato con altre 19 persone - l'avrebbero aiutata a falsificare il timbro postale.

Due cancellieri del tribunale (citati dagli avvocati della difesa Antonino Gaziano e Salvatore Manganello) saranno chiamati a deporre in aula sul punto.

Il pm Claudio Camilleri e i difensori di parte civile e difesa (nella lista, fra gli altri, anche gli avvocati Daniela Posante, Calogero Meli, Diego Giarratana, Giovanni Lo Monaco e Santina Campo), dopo le questioni preliminari, hanno chiesto l'ammissione dei mezzi di prova. Fra i testi citati dalla Dda spicca il pentito Giuseppe Quaranta. 

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