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L'avvocato Calogero Lo Giudice

L'avvocato Calogero Lo Giudice

Coinvolto nell'inchiesta "Xydi", si dimette il segretario della Camera penale

L'avvocato Calogero Lo Giudice, indagato per avere tentato di aiutare la collega Porcello a falsificare la data del deposito di un ricorso, lascia l'incarico. "Sono estraneo ma devo tutelare la mia onorabilità"

L'avvocato Calogero Lo Giudice, indagato nell'ambito dell'inchiesta "Xydi", che ha fatto finire in carcere la collega Angela Porcello con l'accusa di essere stata la "consigliori" del mandamento mafioso di Canicattì, si dimette da segretario della Camera penale di Agrigento.

Lo Giudice è stato iscritto nel registro degli indagati, insieme a Porcello e un'altra avvocata, per un'ipotesi - del tutto estranea al contesto mafioso - di "procurata inosservanza di pena". In sostanza, secondo i pm della Dda che indagavano sulla famiglia mafiosa agrigentina e sui collegamenti con i clan delle altre province, Lo Giudice avrebbe tentato di assecondare la richiesta della collega Porcello che avrebbe voluto falsificare la data di deposito dell'invio di un ricorso in Corte di appello dopo aver dimenticato di farlo nei termini.

La circostanza aveva portato alla firma, da parte del pm della Procura di Agrigento, dell'ordine di carcerazione a 4 anni e 8 mesi, nei confronti di un cinquantenne cliente dell'avvocato Porcello che era stato condannato per violenza sessuale e sequestro di persona.

La professionista, accortasi della dimenticanza, prima tentò di coinvolgere un cancelliere del tribunale di Agrigento nella falsificazione dei documenti, poi - dopo il suo rifiuto - si rivolse a due colleghi per trovare un impiegato di un ufficio postale compiacente che potesse falsificare la data di invio della raccomandata facendo risultare che il ricorso era stato inviato nei termini.

Ogni passaggio della vicenda è scandito da numerose telefonate intercettate. Sia Lo Giudice che la seconda collega coinvolta si sarebbero messi a disposizione ma sarebbe stata l'altra avvocata a trovare l'impiegato compiacente (a sua volta indagato) che si prestò alla falsificazione. Infine il pm, credendo di avere firmato il provvedimento per errore, revocò l'ordine di carcerazione e la sentenza non divenne definitiva.

"Ho appreso dalla stampa di essere indagato - scrive Lo Giudice nella lettera inviata al presidente della Camera penale Angelo Nicotra - e ritengo di essere estraneo e certo di poterlo dimostrare nelle sedi competenti. Tuttavia, avendo svolto in quest'anno le funzioni di segretario con dedizione e in sinergia con il direttivo, per meglio tutelare la mia onorabilità e difendere il mio buon nome e professionalità di avvocato, ringrazio per la fiducia accordatami con l'incarico e con vivo rammarico rassegno le mie dimissioni da segretario e mi autospendo da iscritto alla Camera penale". 

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