Venerdì, 24 Settembre 2021
Mafia

Relazioni di servizio contro il clan rivale, così l'avvocato e il boss si servivano del poliziotto

L'ispettore Filippo Pitruzzella, finito in carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a rivelare notizie su indagini in corso e nei confronti del legale Angela Porcello e del compagno Giancarlo Buggea, avrebbe persino redatto degli atti per mettere in cattiva luce il gruppo contrapposto dei Chiazza

Non solo informazioni riservate e consigli su come muoversi per non attirare sospetti dalle forze dell'ordine. L'ispettore Filippo Pitruzzella, per tanti anni in servizio al commissariato di Canicattì e da alcune settimane in pensione, avrebbe persino redatto, su incarico dell'avvocato Angela Porcello e del compagno Giancarlo Buggea, delle relazioni di servizio strumentali per mettere in cattiva luce il gruppo rivale dei Chiazza che, nel settore delle mediazioni agricole, stava dando fastidio al loro gruppo mafioso.

Ne sono convinti i pm della Dda Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo che hanno disposto i 21 fermi nell'ambito dell'indagine "Xydi" che, fra le altre cose, ha confermato la leadership del superlatitante Matteo Messina Denaro e fatto emergere la figura dell'avvocato Porcello che, insieme al compagno pregiudicato per mafia, avrebbe gestito gli affari del mandamento di Canicattì utilizzando lo studio legale come quartier generale nell'errata convinzione che non potesse essere intercettato.

"Il progetto organizzato dall’ispettore - scrivono i pm - , su incarico della Porcello e di Buggea (indicato nel corso delle conversazioni registrate l’8 giugno 2020 e il 29 luglio 2020 tra Pitruzzella e Porcello, nonché oggetto del faccia a faccia clandestino tra Buggea e Pitruzzella), si comprendeva avere avuto una pericolosissima attuazione nei giorni successivi. Infatti, il 21 agosto 2020, perveniva a quest’Ufficio un’annotazione a firma del dirigente della squadra mobile di Agrigento, con allegate ben quattro relazioni di servizio dal commissariato di Canicattì e sottoscritte proprio dall’ispettore della Polizia di Stato Filippo Pitruzzella".

Con quegli atti, in pratica, venivano rappresentate vicende relative all’infiltrazione mafiosa nel settore delle mediazioni e alla “scalata” del gruppo Chiazza che, per come riferito nelle relazioni di servizio, con prepotenza guadagnava spazi nel settore delle “sensalie” anche nel territorio di Canicattì".

I pm sottolineano: "Prendeva corpo così il tentativo di indirizzare le investigazioni dell’autorità giudiziaria su personaggi contrapposti al gruppo criminale capeggiato da Buggea, mai citato nelle relazioni di servizio di Pitruzzella, e ciò avveniva appunto attraverso l’inconsapevole struttura centrale della squadra mobile di Agrigento per via dell’impulso e sollecitazione proprio dell’ispettore Pitruzzella. Quanto progettato pochi giorni prima nello studio della Porcello e successivamente ribadito con vigore, si trasformava quindi in atti ufficiali di un procedimento penale e richieste di avvio di indagini formulate direttamente alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo".

Una "tragedia" in pieno stile mafioso, quella ipotizzata dagli inquirenti che l'8 giugno scorso, hanno intercettato una conversazione che conferma la strategia di provocare guai giudiziari al gruppo rivale servendosi del poliziotto infedele.  

"L’8 giugno 2020 - si legge negli atti -, Pitruzzella, recatosi nello studio della donna, riceveva informazioni e dava atto di una strategia pienamente condivisa e volta a danneggiare il gruppo Chiazza. La Porcello, in quell’occasione, dopo aver introdotto il tema delle mediazioni, indirizzava subito le proprie (e dell’associazione mafiosa) doglianze nei confronti di Antonino Chiazza, definito dalla Porcello una “calamità per sé stesso e per il prossimo”, esprimendo timore per gli equilibri mafiosi su Canicattì compromessi per le iniziative non autorizzate nel settore delle mediazioni (“qua vuole… persona che a Canicattì fa da mediatore e fa vendere le vigne, metà la deve dare a lui!”)".

Gli inquirenti affondano il colpo: "A questo punto la Porcello coinvolgeva Pitruzzella in una lotta tutta interna all’associazione mafiosa che vedeva tra gli antagonisti dei Chiazza proprio il capo mandamento di Canicattì, Di Caro (“quello che è
andato da questo gli dice che hanno problemi con Di Caro, perché non si vogliono sottomettere, perché ora ci sono loro, perché loro fanno parte di…”). Pitruzzella, di par suo, informava la donna che aveva già in parte affrontato questi temi con altri appartenenti all’associazione mafiosa, ben conscio che tali frizioni avrebbero potuto scatenare una guerra dagli esiti
non più controllabili (“se lo arriva a sapere, che lo arriva a sapere, finisce a bordello, già uno dentro il cofano c’è andato a finire…”). Anzi egli, attraverso una inquietante metafora, si augurava che il problema di CHIAZZA venisse affrontato subito, evitando che la sua ascesa potesse divenire inarrestabile".

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