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Lunedì, 26 Settembre 2022
Operazione Xydi

Mafia, il boss Falsone getta la spugna: "Non voglio alcun difensore"

L'ex numero 2 di Cosa Nostra ha ribadito la richiesta di trascrizione di tutte le intercettazioni e annuncia in aula: "Revoco il mandato al mio avvocato, se ce n'è uno di ufficio me lo tengo altrimenti niente". Intanto un cronista rivela che l'avvocato Angela Porcello aveva cercato di fare pubblicare alcuni documenti provenienti dal boss al 41 bis

"Presidente, se c'è un avvocato di ufficio bene altrimenti resto senza". Il boss Giuseppe Falsone, dopo oltre dieci anni di silenzio, torna a parlare e lo fa al processo Xydi in cui gli si contesta di avere trasmesso all'esterno messaggi e direttive servendosi dell'avvocato Angela Porcello che avrebbe dismesso la toga per arruolarsi in Cosa nostra su imput del compagno, l'imprenditore mafioso - "falsoniano" di ferro - Giancarlo Buggea.

Falsone, all'udienza precedente, aveva chiesto ai giudici di volere trascrivere tutte le intercettazioni. Istanza che ha ribadito per iscritto oltre alla revoca dell'avvocato Lorenzo Sanseverino. 

L'ex numero 2 di Cosa Nostra siciliana, catturato a Marsiglia il 25 giugno del 2010 e da allora al 41 bis, deve scontare numerose condanne fra cui quella all'ergastolo inflitta nel maxi processo Akragas per l’omicidio dello stiddaro Salvatore Ingaglio che, tredici anni prima, gli aveva ucciso il padre e il fratello.

Una delle accuse ipotizzate dal pm della Dda Claudio Camilleri è quella di avere trasmesso messaggi all'esterno attraverso l'avvocato Angela Porcello, allora suo difensore e, per sua stessa confessione, "consigliori" e "cassiera" di Cosa Nostra. In aula, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, è stato ascoltato il giornalista Franco Castaldo di Grandangolo che ricevette dalla Porcello un plico con alcune lettere e documenti provenienti dal boss. "Ho capito - ha detto rispondendo al pm Camilleri - che si trattava, in parte, di lettere che lo stesso Falsone aveva provato a inviarmi venendo bloccato dalla censura del 41 bis e di altro materiale relativo ai diritti dei detenuti e non attinenti a questioni di mafia. In ogni caso lo consegnai alla Dda e alla squadra mobile e non scrissi nulla". 

La professionista cinquantaduenne, che si è poi cancellata dall'Ordine, secondo quanto ipotizza la Dda, avrebbe strumentalizzato la sua attività innanzitutto per incontrare Falsone al 41 bis e veicolare i suoi messaggi dal carcere ma non solo: Angela Porcello avrebbe fatto da "cassiera" del mandamento promuovendo e organizzando una serie di incontri con associati anche di altre province.

Nei giorni scorsi ha letto in aula una nuova lettera con la quale dice di temere per la sua incolumità e quella dei familiari in seguito alle accuse che ha indirizzato allo stesso Buggea tornando a chiedere protezione e annunciando di potere fare altre dichiarazioni di rilievo. Il processo riprende il 26 ottobre per l'audizione in aula dei periti che hanno trascritto le intercettazioni.

Intanto uno dei tecnici incaricati di ascoltare e sbobinare le conversazioni - Giuseppe Rinzivillo - è stato oggetto di una lettera anonima (firmata con un nome di fantasia) che lo accusa di essere incompatibile in quanto avrebbe lavorato, legittimamente, per conto della polizia e, quindi, dell'ispettore Filippo Pitruzzella, imputato in questo processo con l'accusa di essere la "talpa" della coppia Porcello-Buggea. 

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