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Operazione Xydi / Favara

"Non era il capomafia di Favara, dal pentito Quaranta solo tanta confusione": la difesa chiede l'assoluzione di Sicilia

I pm hanno proposto la condanna a 18 anni e 8 mesi del 43enne accusato di avere gestito la famiglia di Cosa nostra. "Del tutto estraneo al contesto associativo"

"La precedente condanna nell'operazione San Calogero non può, in maniera automatica e scontata, significare il suo reinserimento in Cosa Nostra. Agli atti del processo non c'è alcun elemento che conferma l'ipotesi investigativa secondo cui sarebbe non solo un semplice associato ma addirittura il capo della famiglia mafiosa di Favara".

L'avvocato Giovanni Castronovo, che compone il collegio difensivo insieme al collega Giuseppe Barba, replica così ai pubblici ministeri che hanno chiesto la condanna a 18 anni e 8 mesi di Giuseppe Sicilia, 43 anni, imputato nell'ambito della maxi inchiesta "Xydi" che ha stretto il cerchio sulla figura dell'ultimo superlatitante Matteo Messina Denaro e fatto riemergere la figura del boss Giuseppe Falsone che, dal carcere al 41 bis, avrebbe trasmesso messaggi e pizzini agli altri associati attraverso l'avvocato Angela Porcello diventata "consigliori" e "cassiera" della famiglia insieme al compagno Giancarlo Buggea.

"Le dichiarazioni del pentito Giuseppe Quaranta - ha aggiunto Castronovo - sul conto di Sicilia sono confusionarie tanto che ne parla solo al terzo verbale e poi fa altri nomi di persone che avrebbero retto la famiglia di Favara. Le conversazioni nello studio dell'avvocato Porcello non sono indicative di nulla. Stava accompagnando il cognato Domenico Lombardo che non aveva esperienza di processi a suo carico".

Circa l'incontro con il presunto capomafia di Ravanusa, Luigi Boncori, organizzato da Buggea, il legale ha spiegato: "Dice che si sarebbe interessato di ottenere informazioni sulla messa a posto di un'impresa ma non dà mai alcuna risposta. Un capomafia non l'avrebbe mai fatto". 

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