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Martedì, 23 Aprile 2024
Il racconto in aula

"Cosa nostra è come una bella donna che ti illude e poi ti rovina": il pentito Quaranta irrompe al processo Xydi

L'ex mafioso di Favara e braccio destro del boss Francesco Fragapane parla dell'ex numero 2 di Cosa Nostra, Giuseppe Falsone: "Non l'ho conosciuto personalmente, me ne parlava sempre il suo grande rivale Maurizio Di Gati"

"Cosa nostra come una bella donna che ti illude e poi ti succhia tutto e ti rovina": l'ex mafioso, oggi collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, descrive così, con evidente astio, l'associazione di cui ha fatto parte.

Il favarese è stato ascoltato, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, al processo "Xydi" che ha fatto luce sull'ultima rete di fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro e disarticolato il nuovo mandamento di Canicattì in cui avrebbero avuto un ruolo di primo piano l'imprenditore Giancarlo Buggea e la compagna Angela Porcello, nota avvocata penalista.

Quaranta, appare nel monitor con un giubbino verde con tanto di cappuccio che gli copre la testa, collegato da un sito riservato come da prassi, prima racconta la sua esperienza in Cosa Nostra sbagliando alcune date importanti. "Ho curato la latitanza di Maurizio Di Gati a Favara fino al 2009 (in realtà si consegnò 3 anni prima ai carabinieri), poi - ha aggiunto rispondendo al pm Claudio Camilleri - sono stato vicino a Francesco Fragapane. In seguito al suo arresto presi il suo posto". 

Quaranta racconta poi quando fu "posato" perchè gli si contestava di fare sparire i soldi delle estorsioni. "Nel 2014 Fragapane dal carcere mi fece arrivare un messaggio tramite Giuseppe Sicilia, ero fuori per un motivo economico".

Il collaboratore di giustizia, quindi, si lascia andare all'amara citazione quasi poetica. "Cosa nostra è così, come una donna bellissima e ben vestita che ti illude ma che poi non ti dà nulla, ti succhia tutto e ti rovina". 

Quaranta ha precisato di non conoscere personalmente il boss Giuseppe Falsone, imputato in questo troncone, ma di averne sentito parlare a Di Gati, suo grande rivale. "Lo descriveva come uno molto abile, Fragapane prima era con Di Gati e poi passò con Falsone. Cosa nostra è come un partito con le sue correnti". Infine accusa l'imputato Antonino Chiazza e il palmese Nicola Ribisi che, una decina di anni fa, è stato già condannato per mafia.

"Chiazza è uno stiddaro di Canicattì che conoscevo ma con cui non condividevamo strategie mafiose, è molto vicino a Nicola Ribisi".

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