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Un momento del blitz Montagna

Un momento del blitz Montagna

La maxi inchiesta Xydi, udienze al riesame per decidere su tre arresti

La Dda insiste e chiede di rivedere la decisione del gip di non applicare alcuna misura cautelare ritenendo insussistenti le accuse

Altri quattro arresti per alcuni indagati finiti in carcere il 2 febbraio, giorno del blitz "Xydi", e poi tornati in libertà per effetto dei provvedimenti dei gip di Agrigento, Alessandra Vella e Stefano Zammuto, e del gip di Palermo, Lirio Conti: la Dda insiste e si rivolge al tribunale del riesame per ribaltare le ordinanze che non convalidavano i fermi e non applicavano alcuna misura.

Ieri mattina, si sono celebrate le prime tre udienze al tribunale della libertà, che dovrà decidere nei prossimi giorni. I pm Claudio Camilleri, Geri Ferrara e Gianluca De Leo, in particolare, chiedono di disporre l'arresto di Giuseppe Pirrera, 61 anni, di Favara; Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni, di Naro, Luigi Carmina, 56 anni, di Ravanusa e Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicattì.

L'operazione, eseguita dal Ros dopo due anni e mezzo di indagini, ha colpito, in particolare, il mandamento di Canicattì che, sostiene l'accusa, si sarebbe riorganizzato attorno all'anziano boss Calogero Di Caro, all'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea, tornato libero dopo una precedente compagna e, soprattutto, all'avvocato Angela Porcello, compagna di Buggea che avrebbe strumentalizzato la sua professione per dedicarsi agli affari del clan.

L'inchiesta ha retto al vaglio del tribunale del riesame dove ci sono state solo un paio di modifiche del quadro cautelare con l'attenuazione di due misure. I magistrati della Dda chiedono di disporre l'ordinanza di arresto di tre indagati tornati liberi: Giuseppe Pirrera è un commerciante accusato di favoreggiamento aggravato per avere fatto da intermediario fra Buggea e alcuni emissari di Cosa nostra americana, trasmettendo messaggi criptici fra loro e consentendo che si riunissero nel suo negozio di Favara.

Gaetani, invece, è ritenuto una sorta di canale di collegamento fra Calogero Di Caro, capo del mandamento di Canicattì e gli altri associati: un ruolo simile viene delineato per Oliveri che avrebbe pure "contribuito al controllo delle dinamiche economiche dell'associazione".

Carmina, infine, è ritenuto un affiliato della famiglia di Ravanusa. Ieri sono state discusse le posizioni di Pirrera, Carmina e Gaetani e i difensori - gli avvocati Giuseppe Barba, Stefano Argento e Michele Giovinco - hanno replicato ai pm ribadendo l'insussistenza del quadro accusatorio. Oggi sarà discussa la richiesta di arresto di Oliveri.

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