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Martedì, 17 Maggio 2022
Mafia

Mafia, l'inchiesta sul clan di Messina Denaro: 9 rinvii a giudizio, rito abbreviato per 19 imputati

A processo, fra gli altri, il boss ergastolano Giuseppe Falsone che, dal 41 bis, avrebbe trasmesso all'esterno i messaggi agli associati attraverso il suo legale boss Angela Porcello

La mafia agrigentina si era riorganizzata sotto le direttive del superlatitante Matteo Messina Denaro e del boss ergastolano Giuseppe Falsone, da sempre suo fedelissimo: la maxi inchiesta "Xydi" approda in aula per il processo. Il gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro, ha disposto il rinvio a giudizio di nove dei trenta iniziali imputati coinvolti nell'indagine che avrebbe fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì e sui rapporti tra le varie famiglie mafiose che lo compongono.

Il mandamento di Canicattì sarebbe stato gestito dall'anziano boss Calogero Di Caro e dall'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea che, dopo essere tornato libero, si era rimesso all'opera con una "consigliori" all'apparenza insospettabile, ovvero la sua compagna, l'avvocato Angela Porcello. La professionista cinquantunenne, che si è poi cancellata dall'Ordine, avrebbe strumentalizzato la sua attività innanzitutto per incontrare Falsone al 41 bis e veicolare i suoi messaggi dal carcere ma non solo: Angela Porcello avrebbe fatto da "cassiera" del mandamento promuovendo e organizzando una serie di incontri con associati anche di altre province.

Nella rete della coppia Buggea-Porcello ci sarebbe stato pure un esperto ispettore di polizia in servizio al commissariato di Canicattì - Filippo Pitruzzella -, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo la Dda avrebbe fatto da talpa rivelando indagini riservate sul loro conto e informandoli delle attività di polizia in corso.

Due avvocati di Canicattì - Annalisa Lentini e Calogero Lo Giudice – sono, invece, accusati di falso e procurata inosservanza di pena perchè avrebbero, insieme alla collega Porcello, falsificato la data di spedizione di una raccomandata al fine di rimediare a un errore nella presentazione dell'atto di appello di una condanna, nei confronti di un cliente della Porcello, che era diventata definitiva.

Per i 9 imputati rinviati a giudizio la prima udienza è stata fissata il 23 marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara. Si tratta di: Giuseppe Falsone, boss ergastolano di Campobello di Licata e capo provinciale di Cosa Nostra fino al 2010, quando fu catturato dopo 12 anni di latitanza; Antonino Chiazza, 51 anni, di Canicattì; Pietro Fazio, 48 anni, di Canicattì; Santo Gioacchino Rinallo, 61 anni di Canicattì; Antonio Gallea, 64 anni di Canicattì; Filippo Pitruzzella, 60 anni, ispettore della polizia in pensione; Stefano Saccomando, 44 anni di Palma di Montechiaro; Calogero Lo Giudice, 47 anni di Canicattì; Calogero Valenti, 57 anni, residente a Canicattì.

In 19, invece, hanno scelto il rito abbreviato. Per loro l’udienza continua il prossimo 17 marzo con la requisitoria dei pubblici ministeri. Si tratta di Giancarlo Buggea, imprenditore canicattinese, figura apicale dell’inchiesta ed ex compagno dell’avvocato Porcello; la stessa Angela Porcello, 51 anni; Luigi Boncori, 69 anni, di Ravanusa; Luigi Carmina, 55 anni, di Caltanissetta; Simone Castello, 71 di Villafrati; Emanuele Cigna, 21 anni, di Canicattì; Giuseppe D’Andrea, 50 anni, assistente capo di polizia, di Agrigento; Calogero Di Caro, 74 anni, boss di Canicattì; Vincenzo Di Caro, 40 anni di Canicattì; Gianfranco Gaetani, 53 anni, di Naro; Giuseppe Grassadonio, 50 anni di Agrigento; Annalisa Lentini 41 anni di Agrigento; Gaetano Lombardo, 64 anni e Gregorio Lombardo, 66 anni, entrambi di  Favara; Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicattì; Calogero Paceco, 56 anni, di Naro; Giuseppe Pirrera, 62 anni, di Favara e Giuseppe Sicilia, 42 anni, di Favara. 

L'inchiesta avrebbe pure svelato i componenti della nuova Stidda che si sarebbe contrapposta alla famiglia di Cosa Nostra. Ipotizzate anche una serie di estorsioni, in particolare nel settore delle mediazioni agricole. Un appuntato della polizia penitenziaria, Giuseppe Grassadonio, è, inoltre, accusato di rivelazione di segreto di ufficio aggravata perchè avrebbe rivelato all’avvocato Porcello il trasferimento in un altro carcere del detenuto Giuseppe Puleri, presunto mafioso vicino, nonchè parente, del boss ergastolano Giuseppe Falsone. 

La posizione di Matteo Messina Denaro è stata stralciata in quanto latitante. Separata, per un problema di salute dell'imputato, pure la posizione di Giuseppe Giuliana, nato in Francia ma residente a Delia, 56 anni.

L'ormai ex avvocato Porcello, nelle scorse settimane, ha rinnovato la volontà di collaborare con la giustizia dopo una serie di dichiarazioni in tal senso bocciate dai pm per la scarsa consistenza. Il suo nuovo difensore, l'avvocato Giuseppe Scozzari, ha chiesto il giudizio abbreviato. Stessa scelta formalizzata da gran parte degli altri difensori (nel collegio, anche gli avvocati Calogero Meli, Daniela Posante, Salvatore Managanello, Diego Giarratana, Antonella Arcieri e Antonino Gaziano). Il procedimento, quindi, ha preso formalmente due strade diverse. 

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