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Sabato, 21 Maggio 2022
Mafia

La maxi inchiesta Xydi sulla nuova rete di Messina Denaro, indagini chiuse: in 30 verso il processo

L'operazione del Ros, il 2 febbraio, ha colpito al cuore il mandamento di Canicattì che sarebbe stato gestito dall'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea e dalla compagna-avvocato Angela Porcello. Rischiano la richiesta di rinvio a giudizio pure due poliziotti, un agente della penitenziaria e due colleghi della presunta donna-boss

La mafia agrigentina si era riorganizzata sotto le direttive del superlatitante Matteo Messina Denaro e del boss ergastolano Giuseppe Falsone, da sempre suo fedelissimo. La maxi inchiesta "Xydi" approderà presto in aula per il processo: la Dda ha, infatti, fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di trenta indagati.

Il mandamento di Canicattì sarebbe stato gestito dall'anziano boss Calogero Di Caro e dall'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea che, dopo essere tornato libero, si era rimesso all'opera con una "consigliori" all'apparenza insospettabile, ovvero la sua compagna, l'avvocato Angela Porcello.

La professionista cinquantunenne, che si è poi cancellata dall'Ordine, avrebbe strumentalizzato la sua attività innanzitutto per incontrare Falsone al 41 bis e veicolare i suoi messaggi dal carcere ma non solo: Angela Porcello avrebbe fatto da "cassiera" del mandamento promuovendo e organizzando una serie di incontri con associati anche di altre province.

Nella rete della coppia Buggea-Porcello ci sarebbe stato pure un esperto ispettore di polizia in servizio al commissariato di Canicattì - Filippo Pitruzzella -, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo la Dda avrebbe fatto da talpa rivelando indagini riservate sul loro conto e informandoli delle attività di polizia in corso. 

L'indagine avrebbe pure svelato i componenti della nuova Stidda che si sarebbe contrapposta alla famiglia di Cosa Nostra. Ipotizzate anche una serie di estorsioni, in particolare nel settore delle mediazioni agricole. Nella lista degli indagati anche un altro poliziotto, Giuseppe D'Andrea, all'epoca in servizio al commissariato di Canicattì, accusato di accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto di ufficio per dei fatti estranei al contesto mafioso. 

Un appuntato della polizia penitenziaria, Giuseppe Grassadonio, è, inoltre, accusato di rivelazione di segreto di ufficio aggravata perchè avrebbe rivelato all'avvocato Porcello il trasferimento in un altro carcere del detenuto Giuseppe Puleri, presunto mafioso vicino, nonchè parente, del boss ergastolano Giuseppe Falsone.

Infine due avvocati di Canicattì - Annalisa Lentini e Calogero Lo Giudice - sono indagati di falso e procurata inosservanza di pena perchè avrebbero, insieme alla collega Porcello, falsificato la data di spedizione di una raccomandata al fine di rimediare a un errore nella presentazione dell'atto di appello di una condanna, nei confronti di un cliente della Porcello, che era diventata definitiva.

L'avviso di conclusione delle indagini, firmato dai pm Geri Ferrara, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, è stato firmato per: Matteo Messina Denaro, 59 anni; Giuseppe Falsone, 51 anni; Giancarlo Buggea, 51 anni; Luigi Boncori, 69 anni; Luigi Carmina, 56 anni; Simone Castello, 72 anni; Antonino Chiazza, 52 anni; Diego Emanuele Cigna, 22 anni; Giuseppe D'Andrea, 51 anni; Calogero Di Caro, 75 anni; Vincenzo Di Caro, 40 anni; Pietro Fazio, 49 anni; Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni; Antonio Gallea, 64 anni; Giuseppe Giuliana, 56 anni; Giuseppe Grassadonio, 50 anni; Annalisa Lentini, 40 anni; Calogero Lo Giudice, 47 anni; Gaetano Lombardo, 65 anni; Gregorio Lombardo, 67 anni; Giovanni Nobile, 60 anni; Antonino Oliveri, 37 anni; Calogero Paceco, 57 anni; Giuseppe Pirrera, 62 anni; Filippo Pitruzzella, 61 anni; Angela Porcello, 51 anni; Santo Gioacchino Rinallo, 61 anni; Stefano Saccomando, 44 anni; Giuseppe Sicilia, 42 anni e Calogero Valenti, 56 anni.

Con l'avviso di conclusione delle indagini, i difensori (fra gli altri, gli avvocati Nico D'Ascola, Diego Giarratana, Calogero Meli, Daniela Posante, Lillo Fiorello, Giovanni Castronovo, Salvatore Manganello, Antonino Gaziano, Salvatore Pennica e Giuseppe Barba) avranno venti giorni di tempo per provare a convincere i pm a non chiedere il rinvio a giudizio.

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