Martedì, 3 Agosto 2021
Mafia

"I messaggi dei boss all'esterno delle celle grazie all'assistente parlamentare", in sei dal gup

Al via l'udienza preliminare scaturita dall'operazione "Passepartout": anche una deputata nazionale rischia il processo

L'assistente parlamentare Antonello Nicosia

Mafia e politica a braccetto grazie alla figura di un assistente parlamentare, scelto da una deputata nonostante sul casellario avesse una condanna definitiva a 10 anni e 8 mesi per traffico di droga. Dieci mesi dopo gli arresti, la vicenda approda in aula per l’udienza preliminare: i pubblici ministeri della Dda Francesca Dessì e Geri Ferrara hanno chiesto il rinvio a giudizio per i sei indagati dell'operazione "Passepartout" che ha svelato un intreccio fra la famiglia mafiosa di Sciacca e una parte della politica.

Il procedimento, davanti al gup di Palermo Fabio Pilato, è iniziato ieri mattina ed è stato rinviato al 19 ottobre per l'omessa notifica dell’udienza ad alcune parti. Fra i principali imputati Antonello Nicosia, 48 anni, di Agrigento, assistente parlamentare della deputata di Italia Viva, Giusi Occhionero, accusato di associazione mafiosa. Nicosia sarebbe stato il braccio destro del capomafia Accursio Di Mino, 61 anni, che era tornato libero dopo due condanne per mafia. Insieme avrebbero gestito affari e persino progettato un omicidio.

A Nicosia si contesta, fra le altre cose, di avere strumentalizzato la sua funzione di collaboratore parlamentare per entrare in alcune carceri siciliane, parlare con i boss e trasmettere all'esterno i messaggi che servivano alla gestione della famiglia mafiosa. Insieme a Nicosia e Dimino - quest'ultimo pure accusato di associazione mafiosa - figura fra i destinatari del provvedimento anche la parlamentare Occhionero che rischia di finire a processo per l'accusa di falso con l'aggravante di avere agevolato l'associazione mafiosa.

La deputata, in particolare, avrebbe dichiarato falsamente, in diverse attestazioni indirizzate alle case circondariali di Agrigento, Sciacca e Palermo che, nel dicembre del 2018, Nicosia "prestava una collaborazione professionale diretta, stabile e continuativa" con lei. Completano la lista degli indagati i fratelli Paolo e Luigi Ciaccio, 33 anni e Massimiliano Mandracchia, 47 anni, accusati di favoreggiamento personale con l'aggravante dell'avere agevolato l'associazione mafiosa. I tre avrebbero messo a disposizione locali di propria proprietà e utenze telefoniche per aiutare Nicosia, Dimino e altri associati a eludere le investigazioni e trasmettere messaggi. Nicosia e Dimino si trovano in carcere dal 4 novembre, giorno in cui è scattata l'operazione. I difensori (gli avvocati Salvatore Pennica, Gioacchino Sbacchi, Maria Elena Paulicelli, Calogero Lanzarone e Giovanni Bruno) potranno scegliere il rito abbreviato oppure attendere la decisione del giudice sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"I messaggi dei boss all'esterno delle celle grazie all'assistente parlamentare", in sei dal gup

AgrigentoNotizie è in caricamento