Martedì, 23 Luglio 2024
Operazione Mosaico / Favara

"Nascose agli inquirenti l'identità dei killer che gli avevano sparato": la difesa di Nicotra chiede i domiciliari

I suoi legali, dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi di cui 2 anni trascorsi in carcere, sollecitavano un'attenuazione della misura cautelare: dopo il no del gup deciderà il tribunale del riesame

Sarà il tribunale del riesame a decidere se scarcerare, come chiesto dalla difesa, il quarantenne favarese Carmelo Nicotra condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione nell'ambito dell'inchiesta Mosaico che ha fatto luce sulla faida Favara-Liegi che ha portato ad almeno cinque omicidi e una dozzina di agguati falliti.

A provocare la carneficina sarebbe stato l'omicidio dell'imprenditore Carmelo Bellavia, fiancheggiatore del boss Gerlandino Messina: la sua uccisione, avvenuta il 26 gennaio del 2015, ha aperto la strada a una rappresaglia fra due clan contrapposti. 

Nicotra, scampato ad un agguato il 23 maggio 2017 in via Torino a Favara, non ha mai collaborato con la giustizia e ha sempre nascosto l’identità dei suoi attentatori. Il gup, al termine del processo con rito abbreviato, lo ha condannato per favoreggiamento personale, ricettazione, detenzione illegale di arma con l'aggravante - per tutte le ipotesi di reato - del metodo mafioso. 

I difensori, gli avvocati Salvatore Cusumano e Samantha Borsellino, hanno chiesto al gup di concedergli gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico alla luce del fatto che ha già scontato 2 anni dei 5 anni e 4 mesi in carcere. 

Richiesta che, tuttavia, è stata rigettata. I legali si sono, quindi, rivolti al tribunale del riesame che ha fissato l'udienza per il 26 luglio. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Nascose agli inquirenti l'identità dei killer che gli avevano sparato": la difesa di Nicotra chiede i domiciliari
AgrigentoNotizie è in caricamento