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Giuseppe Quaranta

Giuseppe Quaranta

Mafia e droga, il pm: "Ecco come Quaranta gestiva il narcotraffico"

Seconda "puntata" della requisitoria del processo scaturito dall'operazione "Montagna". Il magistrato della Dda ricostruisce la gestione del giro di spaccio, in cui avrebbe avuto un ruolo pure il figlio del pentito, che serviva a finanziare il clan

"La droga la tiene lui perchè il gruppo deve avere le sue regole e vanno rispettate, nell'interesse di tutti". Così il favarese Calogero Quaranta - figlio di Giuseppe, ex capomafia e poi pentito - avrebbe replicato a uno dei presunti affiliati del narcotraffico, il ventottenne Salvatore Montalbano, che soffriva la figura di Antonio Licata sulla quale l'attuale collaboratore nutriva molta più fiducia.

Passaggi dell'inchiesta, scandita dalle intercettazioni telefoniche, ripercorsi dal pubblico ministero della Dda, Alessia Sinatra, nella seconda delle tre udienze dedicate alla requisitoria del processo scaturito dall'inchiesta antimafia "Montagna" che ha disarticolato le famiglie mafiose di un ampio versante della provincia di Agrigento.

In questo stralcio sono imputati in sei. Il personaggio principale è l'ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per avere stretto un patto con il boss del paese Giuseppe Nugara che prevedeva una serie di favori, consistiti in posti di lavoro e piccoli appalti per uomini e imprese a lui vicini in cambio di voti per le amministrative del 2014 dove fu eletto.

Sul banco degli imputati siedono pure: Domenico Lombardo, 28 anni, di Favara, Salvatore Montalbano, 28 anni, di Favara, Calogero Principato, 29 anni, di Agrigento, Giuseppe Scavetto, 52 anni, di Casteltermini e Antonio Scorsone, 56 anni di Favara. Il pm, all'udienza precedente, ha anticipato che chiederà la condanna di Scavetto, "pienamente organico alla famiglia mafiosa di Casteltermini".

L'indagine ha accertato anche un presunto narcotraffico che sarebbe stato messo in piedi per finanziare le famiglie di Cosa Nostra. Il pm si è soffermata su questi aspetti sottolineando anche le difficoltà di Montalbano e Principato di onorare gli impegni e restituire i soldi della droga che avrebbero dovuto vendere per conto del clan. "Montalbano - ha sottolineato il pm - voleva maggiore spazio e soffriva la presenza di Licata, il quale aveva molta autonomia". 

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