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Giuseppe Quaranta

Giuseppe Quaranta

Mafia, la Corte ammette prove e un altro testimone: si allungano i tempi del processo "Montagna"

I giudici di appello decidono, fra le altre cose, di acquisire i verbali della deposizione del pentito Giuseppe Quaranta in trasferta a Rebibbia

Sentenze, documenti, verbali di deposizioni e l'audizione di un imputato e di un altro testimone. Si allungano i tempi del processo di appello scaturito dall'inchiesta antimafia "Montagna" in cui sono imputati in 45. 

I giudici, pronunciandosi sulle richieste della difesa (fra gli altri gli avvocati Giuseppe Barba, Angela Porcello, Giovanni Castronovo, Maria Alba Nicotra e Antonino Gaziano), hanno ammesso gran parte delle prove. Intanto saranno acquisiti i verbali della deposizione fiume del collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, nell'altro stralcio del processo. In quella circostanza il pentito, i giudici e le altre parti si sono spostati in trasferta nel carcere romano di Rebibbia dove il collaboratore di giustizia ha ricostruito gli intrecci mafiosi degli ultimi anni.

Lo stesso Quaranta è stato ascoltato pure nel processo di appello. "Sono stato capomafia di Favara e referente del capomandamento di Santa Elisabetta Francesco Fragapane, fin dai primi anni Duemila contava molto e ha inciso anche nell'ascesa del boss Giuseppe Falsone al vertice di Cosa Nostra provinciale". Così aveva esordito la sua deposizione: secondo i difensori - da lì la richiesta di acquisire i verbali delle dichiarazioni rese a Roma - sarebbe incappato in più di una contraddizione. 

La sua audizione era stata chiesta ai giudici dal sostituto procuratore generale Maria Teresa Maligno. Quaranta, arrestato nell'ambito di questa inchiesta e da subito divenuto collaboratore di giustizia, ha raccontato di non essere più in carcere. 

Il collaboratore di giustizia  ha raccontato di essere stato il braccio destro di Francesco Fragapane rivelando che, nei primi anni Duemila, quando Maurizio Di Gati e Giuseppe Falsone si contendevano la leadership di Cosa Nostra in provincia, l'allora giovanissimo rampollo della famiglia (condannato a 20 anni in primo grado), figlio dell'ex capoprovincia Salvatore Fragapane, ebbe un ruolo decisivo anche se, di fatto, perdente. 

Dopo l'audizione di altri due imputati che hanno reso dichiarazioni accusatorie nei confronti di altre persone pur non essendo collaboratori di giustizia, ovvero Concetto Errigo e Carmelo Battaglia, il processo era stato aggiornato per decidere sulle nuove richieste istruttorie sollecitate dalla difesa. Fra le nuove prove ci sarà pure l'audizione dell'imputato Calogero Limblici e di un ingegnere chiamato a riferire alcune circostanze ritenute utili dalla difesa di Giovanni Gattuso, presunto capo della famiglia mafiosa di Castronovo di Sicilia. Si torna in aula il 10 febbraio.

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