Mafia, domiciliari nell'Agrigentino a calciatore condannato per concorso esterno

I giudici della Corte di appello concedono al 34enne Daniele Fragapane gli arresti in casa a Raffadali e non più in provincia di Treviso: la decisione in vista del processo di appello per evitargli viaggi "pericolosi" per venire in udienza

Daniele Fragapane

Arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico a Raffadali e non più in provincia di Treviso, come disposto in un primo momento. I giudici della seconda sezione della Corte di appello di Palermo, ai quali si è rivolto il difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, hanno modificato la misura cautelare nei confronti di Daniele Fragapane, 34 anni, di Santa Elisabetta, condannato nel processo “Montagna”.

Le motivazioni dell’avvicinamento a casa sono legate all’imminente processo di appello, in programma a partire dal 21 ottobre. Secondo i giudici è praticamente impossibile, infatti, “anche a causa della pandemia in corso”, la traduzione da parte delle forze dell’ordine, per ogni udienza che si celebrerà a Palermo, dal Veneto, con viaggi di andata e ritorno. Per altri versi, autorizzarlo a recarsi libero in udienza costituirebbe un rischio in quanto “nel lungo tragitto potrebbe incontrare persone pericolose o, comunque, legate ad ambienti criminali”.

Via libera, quindi, agli arresti in casa a Raffadali, in un domicilio verificato dai giudici e ritenuto idoneo. Fragapane, ex calciatore, è il cugino del presunto capo del mandamento Francesco Fragapane. Il trentenne è stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: alla luce del ridimensionamento dell’accusa di partecipazione all’associazione mafiosa, aveva ottenuto i domiciliari lo scorso primo febbraio, quasi sei mesi dopo la sentenza e dopo che la prima istanza di scarcerazione era stata rigettata.

Il giudice, nel respingere l’iniziale richiesta, aveva sottolineato: “L'imputato ha fornito uno specifico contributo sia in favore dell'esponente di vertice di Cosa Nostra Francesco Fragapane, condannato a pena elevata, già gravato da due precedenti condanne per 416 bis, sia dell'associazione mafiosa nel suo complesso, favorendo anche un incontro con un esponente apicale di altro mandamento (Giovanni Antonio Maranto)”.

L'ulteriore decorso del tempo ha poi convinto il giudice, dopo oltre due anni di custodia cautelare in carcere, ad alleggerirla. "Si tratta di fatti del 2015 - aveva sottolineato il difensore -, l'ipotetico contributo all'associazione mafiosa è stato limitato per pochi mesi, a settembre del 2015 rientrò in Belgio con la sua famiglia e non fece più ritorno a Santa Elisabetta". 

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