Mafia San Biagio Platani

Mafia e politica, la maxi inchiesta "Montagna": candidato rivale difende l'ex sindaco

L'avvocato Rosina Amoroso, che sfidò Santo Sabella alle amministrative del 2014, smentisce favori all'impresa del fratello di un presunto mafioso: "Fra loro c'era pure un contenzioso"

Nessun favoritismo nei confronti dell'impresa di Filippo Cipolla. Anzi, fra il fratello del presunto mafioso Vincenzo (condannato a 14 anni di reclusione nello stralcio abbreviato del processo) e il Comune di San Biagio ci fu un contenzioso risolto dall'intervento di un legale.

È quanto ha raccontato oggi in aula, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, l'avvocato Rosina Amoroso che, peraltro, è stata candidata rivale del sindaco Santo Sabella alle amministrative del 2014. Quelle elezioni, secondo l'ipotesi del pm della Dda Alessia Sinatra, sarebbero state condizionate dal patto fra lo stesso Sabella e il presunto boss del paese Giuseppe Nugara che gli avrebbe garantito un pacchetto di voti in cambio di posti di lavoro e piccoli appalti per uomini e imprese a lui vicine. In questo contesto sarebbe rientrato, sostiene l'accusa, l'intervento per far lavorare il fratello di Cipolla in occasione della festa degli Archi di Pasqua del 2015.

L'avvocato Amoroso, citata dagli avvocati Antonino Gaziano e Antonino Mormino, difensori di Sabella, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha dato una ricostruzione dei fatti diametralmente opposta. "Gli era stato chiesto - ha detto - di montare le strutture quasi come una cortesia perchè aveva dei mezzi specifici. Per questo lavoro, però, non fu pagato tanto che la moglie mi chiese se si poteva avviare un'azione legale per recuperare i soldi".

Il legale, secondo quanto ha spiegato in aula, avrebbe poi tentato la strada della soluzione bonaria. "Ne parlai con Sabella che si autotassò come gli altri assessori per pagarlo, i soldi li consegnai a Cipolla". L'ingegnere Ignazio Ginex, dirigente del settore Lavori pubblici del Comune fino al 2018, quando è andato in pensione, rispondendo allo stesso avvocato Gaziano, ha spiegato: "Gli appalti che riguardavano l'ente, in quegli anni, venivano gestiti dall'Urega".

La vigilessa di San BIagio, Anna Maria Di Nolfo, infine, ha raccontato di avere svuotato la scrivania e i cassetti dell'ufficio del sindaco Sabella dopo l'arresto, scattato nell'operazione Montagna, il 22 gennaio del 2018. "Mi diede l'incarico il vice sindaco, i documenti e i suoi effetti personali erano là. Non c'era entrato nessuno, neppure i carabinieri quando arrestarono il sindaco". La circostanza, secondo la difesa, smentirebbe la circostanza, ipotizzata dal pm sulla base di alcune intercettazioni ambientali in carcere con i familiari, che avrebbe incaricato alcuni parenti di fare sparire dei documenti.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Mafia e politica, la maxi inchiesta "Montagna": candidato rivale difende l'ex sindaco

AgrigentoNotizie è in caricamento