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I carabinieri eseguono il provvedimento

I carabinieri eseguono il provvedimento

"Non tentò di imporre subappalto, neppure disse una parola": spazio alle arringhe al processo Montagna

Dopo la requisitoria del pg, sono in corso le discussioni dei difensori. Il legale del favarese Calogero Maglio: "Nessuna estorsione a imprenditore, si limitò a presentargli un collega". Chiesta pure l'assoluzione di un medico

"Non ci fu alcuna estorsione, Calogero Maglio si limitò a presentargli un collega perchè gli era stato chiesto di farlo ma non volle imporre nulla". Dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale, Maria Teresa Maligno, che ha chiesto 41 condanne e 4 assoluzioni al processo di appello scaturito dall'operazione antimafia "Montagna", sono riprese le arringhe dei difensori. 

Fra gli altri è stato il turno dell'avvocato Tatiana Pletto che ha chiesto l'assoluzione del favarese Calogero Maglio, 54 anni, assolto in primo grado dall'accusa di associazione mafiosa e condannato a 4 anni e 8 mesi per tentata estorsione e truffa. Maglio, in particolare, secondo quanto ha ritenuto il gup di Palermo, Marco Gaeta, che ha emesso la sentenza di primo grado, avrebbe tentato di imporre all'imprenditore di Aragona, Giovanni Pietro Cipolla, una sorta di subappalto, ovvero spartirsi una fornitura di calcestruzzo a titolo di "messa a posto" per due lavori e, in particolare, la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria della zona artigianale del Comune di Aragona e di manutenzione straordinaria della strada extraurbana "Racalmare, via di fuga del centro abitato di Grotte". L'impresa che si sarebbe dovuta inserire era quella del favarese Giuseppe Vella, condannato a 12 anni e 8 mesi nello stesso processo.  

"L'incontro - ha aggiunto l'avvocato Pletto - avviene fra più persone, Maglio non ha apportato alcun contributo, nemmeno morale, non ha proferito nessuna parola. Ha solo presentato i due imprenditori perchè gli era stato chiesto da Vella, suo conoscente". 

Il legale, inoltre, ha chiesto l'assoluzione da due ipotesi di truffa ai danni dell'amministrazione giudiziaria di un'azienda posta sotto sequestro e del titolare di un'impresa di autotrasporti. Infine gli avvocati Lillo Fiorello, Michele De Stefani e Antonio Di Lorenzo hanno illustrato le rispettive conclusioni chiedendo l'assoluzione del medico Pietro Reina (assolto in primo grado, 6 anni è la richiesta del pg), Alessandro Geraci (chiesta conferma della condanna a 3 anni) e Vincenzo Pellitteri (6 anni e 4 mesi è la condanna decisa in primo grado di cui è stata chiesta la conferma).

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