Mafia, traffico di droga ed estorsioni: dopo la requisitoria spazio alle arringhe difensive

Il legale del 34enne Alessio Di Nolfo: "Non esiste alcuna condotta tipica dell'associazione"

Di Nolfo minacciato da Massimino con un cacciavite

"Non c'è stata alcuna condotta tipica del metodo operativo di Cosa Nostra, negli atti dell'inchiesta si parla solo di un'attività di spaccio che si vuole collegare alla mafia senza alcun supporto probatorio". Dopo la requisitoria dei pm Pierangelo Padova e Calogero Ferrara che hanno chiesto la condanna dei 28 imputati del processo scaturito dall'inchiesta "Kerkent" (pene fino a 20 anni per complessivi 335 anni di carcere, già ridotti di un terzo per l'abbreviato), davanti al gup di Palermo, Fabio Pilato, sono iniziate le arringhe difensive.

Il primo intervento è toccato all'avvocato Daniele Re che ha chiesto l'assoluzione del trentaquattrenne Alessio Di Nolfo, accusato di essere stato uno dei principali collaboratori del boss Antonio Massimino, personaggio chiave dell'inchiesta, avendo, in particolare, contribuito a tenere dei contatti con esponenti della 'ndrangheta per aprire un canale calabrese di approvvigionamento. Il traffico di droga, infatti, secondo quanto avrebbe accertato l'indagine, svolta sul campo dalla Dia, sarebbe stata la principale fonte di finanziamento della famiglia mafiosa.

Il legale, replicando ai pm che hanno proposto per Di Nolfo la condanna a 18 anni (sarebbero stati 27 senza la riduzione di un terzo per il rito), ha sostenuto che "non esiste alcun vincolo associativo fra gli imputati nè è ipotizzabile un contesto mafioso".

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Lo stesso Di Nolfo, peraltro, sarebbe entrato in contrasto col clan subendo attentati incendiari e minacce per presunti ammanchi di soldi nella vendita della droga. 

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