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Operazione Kerkent

La ricusazione dei giudici è inammissibile: il processo al clan Massimino va avanti

La difesa di un imputato aveva chiesto che venisse estromesso il collegio della prima sezione penale per "grave pregiudizio": il durissimo scontro va in archivio con un nulla di fatto

"L'istanza di ricusazione è stata dichiarata inammissibile da parte della Corte di appello": con una comunicazione di pochi secondi si è chiuso il durissimo scontro fra l'avvocato Ninni Giardina, difensore di Francesco Luparello, 46 anni, di Porto Empedocle, presunto affiliato del clan di Antonio Massimino, e i giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

Una "battaglia" per sollevare i giudici che ha impedito la celebrazione di due udienze del processo scaturito dall'inchiesta "Kerkent". Il legale aveva attaccato il presidente accusandolo di avere manifestato "un forte pregiudizio nel rigettare ogni istanza di revoca della misura cautelare".

Poi aveva ribattuto con una nuova richiesta di astensione estesa ai giudici a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino e infine con una ricusazione indirizzata alla Corte di appello. Uno scontro durissimo e senza precedenti nel quale il difensore ha accusato i giudici "di avere già anticipato un giudizio di colpevolezza e di avere trattato l'imputato in modo pregiudizievole".

Infine la richiesta di trasmissione degli atti al ministro della Giustizia e alla procura generale della Cassazione per "le iniziative disciplinari". Un attacco frontale al quale aveva preso parte anche l'imputato rilasciando dichiarazioni spontanee nelle quali ha accusato i giudici di volerlo "devastare psicologicamente. Mi è stata negata la libertà - ha attaccato - con la motivazione che sono pregiudicato ma è una falsità documentale, sono incensurato e sono stato risarcito. Non sono un avvocato ma nemmeno un menomato". 

Questa mattina l'epilogo dello scontro e l'audizione, a porte chiuse dell'ex moglie di un pentito che ha ritrattato le accuse all'indirizzo di un paio di imputati per una vicenda di violenza sessuale connessa agli affari del clan.

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