Sabato, 13 Luglio 2024
Il verdetto

Fa tardi al lavoro, perde il bus e viene denunciato per evasione: assolto gregario del boss Massimino

Il 48enne Luca Siracusa, condannato a 8 anni nell'inchiesta "Kerkent", era accusato di essersi trattenuto arbitrariamente nel bar di San Leone di cui era dipendente. La sua presenza nel clan aveva creato contrasti dopo il diktat di Cesare Lombardozzi

Rientra a casa in ritardo, violando il provvedimento che gli applicava gli arresti domiciliari, ma è stata colpa di un imprevisto al lavoro che non è riuscito a evitare.

Con queste motivazioni il giudice Katia La Barbera ha assolto il 48enne agrigentino Luca Siracusa, condannato in due gradi di giudizio a 8 anni di reclusione nell'ambito dell'inchiesta "Kerkent" che ha accertato il nuovo ruolo di Antonio Massimino nella famiglia mafiosa di Agrigento.

Siracusa, nel 2020, un annetto dopo l'operazione, era stato autorizzato dal giudice ad andare al lavoro, in un bar di San Leone, allontanandosi dalla sua abitazione, dove era detenuto ai domiciliari, per il tempo strettamente necessario.

La maxi inchiesta Kerkent, 19 condanne e un'assoluzione in appello

I poliziotti, dopo averlo visto in piazzale Aster, oltre il previsto, ovvero le 15,15, orario in cui era passato il bus che avrebbe dovuto prendere in base al provvedimento, lo avevano denunciato.

A processo sono stati sentiti gli altri lavoratori del bar che hanno confermato che quel giorno, il 14 luglio del 2020, si erano verificati degli imprevisti legati alla massiccia presenza di avventori essendo in piena stagione estiva.

Il suo difensore, l'avvocato Annalisa Russello, peraltro, aveva sottolineato che Siracusa aveva prontamente avvisato la polizia del suo ritardo e, quindi, non aveva alcuna intenzione di sottrarsi al provvedimento. 

Il boss Lombardozzi ordinò: "Lasciate fuori Luca Siracusa"

Lo stesso pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò aveva concluso la sua requisitoria chiedendo l'assoluzione.  

Siracusa, secondo quanto emerge negli atti dell'inchiesta "Kerkent", era stato al centro di frizioni all'interno del clan: il boss Cesare Lombardozzi, morto nel 2017, nel "passaggio di consegne" ad Antonio Massimino gli aveva ordinato espressamente, come accertato dalle intercettazioni disposte dalla Dia, di tenerlo fuori dal giro in quanto fratello del genero.

La circostanza creò delle tensioni e non sarebbe stata del tutto recepita da un altro gregario che, sostiene l'accusa, continuò a coinvolgerlo nel giro di droga. 

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