"Le esigenze cautelari si sono affievolite", dopo 15 mesi di carcere Puntorno andrà ai domiciliari

Il barista agrigentino, ritenuto il "canale calabrese" della rete di narcotraffico del clan di Antonio Massimino, ha ottenuto la riduzione della misura dopo che il pm ha escluso l'accusa di concorso esterno in associazione a delinquere

Andrea Puntorno

Arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico: il gup di Palermo, Fabio Pilato, al quale si sono rivolti i difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Antonio Turrisi, ha ridotto, dopo quindici mesi di carcere, la misura cautelare nei confronti del barista agrigentino Andrea Puntorno, 42 anni, arrestato l'ultima volta il 4 marzo dell'anno scorso nell'ambito della maxi inchiesta antimafia "Kerkent", il cui personaggio chiave è il boss Antonio Massimino che, tornato libero dopo le due condanne rimediate nelle operazioni San Calogero e Akragas, si sarebbe rimesso al "lavoro" mettendo in piedi la cosca.

Il giudice ha ritenuto, come sollecitato dai suoi legali, che le esigenze cautelari si siano affievolite in considerazione del tempo trascorso e del percorso processuale ormai definito. Puntorno, che ha alle spalle diverse vicissitudini giudiziarie, di recente è stato coinvolto nell’inchiesta sui traffici illeciti attorno agli ambienti del tifo organizzato della Juve.

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I pm, nell'inchiesta "Kerkent", gli contestavano l’accusa di concorso esterso in associazione a delinquere e una singola ipotesi di cessione di droga: in particolare, secondo l’accusa, avrebbe organizzato il trasporto di un carico di oltre mezzo chilo di cocaina dalla Calabria. Per l’accusa di concorso esterno, però, già annullata in sede cautelare da riesame e Cassazione, i pm hanno chiesto l’assoluzione ritenendola non sufficientemente provata. La conseguenza è che la pena richiesta – 6 anni – è quella inferiore fra tutti i ventotto imputati del troncone abbreviato del processo. 

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