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Operazione Kerkent

Il pentito che accusa il boss Massimino non è capace di testimoniare? I giudici dispongono accertamenti

Secondo il legale del capomafia e del presunto complice Gabriele Miccichè, che avrebbero sequestrato la moglie del collaborante per poi abusarne, vendicando così una truffa, non è in condizioni di deporre

"Il collaborante che accusa Antonio Massimino e Gabriele Miccichè di avere sequestrato la moglie per palpeggiarla non è in condizioni di deporre a causa della sua salute precaria". L'avvocato Salvatore Pennica, difensore dei due imputati (Massimino nell'altro stralcio) chiede ai giudici, ottenendolo, di sospendere la deposizione del collaborante e disporre accertamenti medici nella struttura in cui è ricoverato.

Il processo è in pieno svolgimento davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato. In questo troncone sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 30 anni; Angelo Cardella, 50 anni; Francesco Luparello, 50 anni; Saverio Matranga, 44 anni; Gabriele Miccichè, 31 anni; Calogero Trupia, 36 anni e Angelo Iacono Quarantino, 30 anni. 

L'uomo ha accusato alcuni imputati di essere stato vittima di una rappresaglia, con tanto di sequestro di persona e abusi sessuali subiti dalla compagna, per una truffa che commessa ai danni di un commerciante d'auto. La donna, peraltro, dopo avere interrotto la relazione col collaboratore, ha ritrattato dicendo di essere stata costretta a mentire dall'ex compagno.

La tesi non ha retto al processo di primo grado: adesso il pm della Dda Alessia Sinatra ha chiesto ai giudici di sentirlo in aula ma la questione è rimasta congelata in attesa del parere del direttore sanitario della struttura di Naro in cui è ricoverato.

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