Mafia, la maxi inchiesta "Kerkent": il capo della Dia racconta i canali dello spaccio del boss

Il vice questore Roberto Cilona in aula: "Antonio Massimino tesseva accordi con famiglie di altri territori"

Un fotogramma agli atti dell'inchiesta

Un canale palermitano e un altro palmese. "Antonio Massimino gestiva il traffico di stupefacenti su più piazze, cercando di tessere accordi con famiglie di altri territori per approvvigionarsi e acquistare la droga da far vendere al dettaglio nella sua zona". E' ripresa questa mattina la deposizione del comandante della Dia di Agrigento, Roberto Cilona, al processo scaturito dall'inchiesta "Kerkent" che ha stretto il cerchio attorno al clan del boss Massimino, tornato pienamente operativo - sostiene l'accusa - dopo avere scontato la seconda condanna per mafia.

In questo troncone, davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato, con a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino, sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni. 

Cilona, rispondendo al pm della Dda Alessia Sinatra, ha raccontato gli esiti dell'attività di indagine con riferimento al cosiddetto canale palmese e a quello palermitano. "In una intercettazione - ha aggiunto il capo della Dia - si sente Massimino parlare dei Ribisi di Palma di Montechiaro. Il riferimento è evidente alla famiglia mafiosa, nella circostanza si commenta che loro hanno una famiglia a parte".

"I tre personaggi che, dall'indagine, appaiono come elementi di collegamento con la piazza dello spaccio di Palermo - ha aggiunto il capo della Dia - sono Pietro La Cara, Saverio Matranga e Daniele Giallanza. Seguendo loro abbiamo scoperto come funzionavano le trasferte per i rifornimenti". 

Cilona aggiunge: "Il 7 settembre del 2015, invece, Alessio Di Nolfo col fratello Roberto e Francesco Vetrano vanno a Palermo a rifornirsi. In quella circostanza abbiamo inscenato un finto posto di blocco a Lercara, chiedendo la collaborazione dei carabinieri, per mettergli pressione. L'indomani, intercettati, hanno fatto dei commenti inequivocabili".

Il processo riprende il 19 novembre. Il capo della Dia risponderà alle domande del pm e, subito dopo, a quelle dei difensori: nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Salvatore Pennica, Santo Lucia e Silvio Miceli. 

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