Sabato, 18 Settembre 2021
Mafia

Il clan di Massimino tradito da un confidente? Scontro in aula fra la difesa e il capo della Dia

Il dirigente della sezione Roberto Cilona rivela che è stata una fonte riservata a indirizzare gli inquirenti sul boss e sul suo quartier generale. L'avvocato Pennica chiede che si riveli il suo nome o quello degli agenti con cui era in contatto

Il quartier generale del clan

"Una fonte confidenziale ci indicò in Antonio Massimino il nuovo capo della famiglia che gestiva il grande business del mercato della droga. Sapeva che era stato dato il benestare dal capomafia Cesare Lombardozzi e che il quartier generale del clan era l'autolavaggio di Giuseppe Messina".

Il capo sezione della Dia di Agrigento, Roberto Cilona, rivela così l'origine dell'inchiesta che ha portato alla maxi operazione "Kerkent" che ha fatto luce sulla rinnovata famiglia mafiosa di Agrigento che sarebbe stata messa in piedi, come spesso accade, da un vecchio boss tornato appena in libertà.

La sua deposizione fiume è in corso da oltre un anno nello stralcio ordinario del processo, dove sono imputati in sette, davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

"Antonio Massimino - ha aggiunto Cilona, rispondendo alle domande di uno dei difensori, l'avvocato Salvatore Pennica - aveva finito di scontare l'ultima condanna rimediata nell'ambito dell'operazione "San Calogero", ancora prima era stato condannato nel maxi processo Akragas alle cosche agrigentine".

"Massimino - ha aggiunto il dirigente della Dia - nel gennaio del 2015 rientra a Villaseta e apre, con una partita Iva intestata alla figlia e subito richiusa, una rivendita di bibite". 

Le rivelazioni delle "fonti confidenziali" fanno scattare l'attività di intercettazione e la prima figura che emerge è quella del genero Pasquale Capraro. Sulla questione del confidente c'è stato un acceso scontro fra la difesa e lo stesso Cilona che non ha rivelato la fonte nè il nome dell'agente con cui aveva rapporti. Il tribunale gliel'ha concesso e l'avvocato Pennica ha sottolineato "la violazione del contraddittorio fra accusa e difesa",

In questo troncone sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni.

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