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Da sinistra Antonio Massimino e Liborio Militello

Da sinistra Antonio Massimino e Liborio Militello

Mafia, traffico di droga ed estorsioni: chieste 28 condanne per oltre tre secoli di carcere

I pm Pierangelo Padova e Calogero Ferrara hanno avanzato proposte di pena per 335 anni complessivi per il clan del boss Antonio Massimino: 20 anni di reclusione per lui

Ventotto condanne per complessivi 335 anni di carcere: i pubblici ministeri della Dda di Palermo, Calogero Ferrara e Pierangelo Padova, hanno chiesto pene fra i 6 e i 20 anni di reclusione per tutti gli imputati della maxi inchiesta antimafia Kerkent, il cui personaggio chiave è il boss Antonio Massimino che, tornato libero dopo le due condanne rimediate nelle operazioni San Calogero e Akragas, si sarebbe rimesso al "lavoro" mettendo in piedi la cosca: la pena più alta - 20 anni di carcere - è stata chiesta proprio per lui.

Il suo braccio destro nella gestione della famiglia mafiosa, dedita anche ad estorsioni, sarebbe stato Liborio Militello (10 anni è la richiesta di pena). Tutti gli altri imputati, compreso il figlio trentunenne Gerlando, avrebbero, invece, fatto parte dell'organizzazione criminale parallela, diretta dallo stesso Massimino, dedita al traffico di droga che doveva servire a finanziare il clan.

Ecco le richieste di pena nel dettaglio: Antonio Massimino, 51 anni (20 anni di reclusione è la proposta di pena); Gerlando Massimino, 31 anni (18 anni); James Burgio, 27 anni, di Porto Empedocle (12 anni); Salvatore Capraro, 30 anni, di Agrigento (12 anni); Marco Davide Clemente, 27 anni, di Palermo (14 anni); Fabio Contino, 40 anni, di Agrigento (10 anni); Sergio Cusumano, 56 anni, di Agrigento (12 anni); Alessio Di Nolfo, 33 anni, di Agrigento (18 anni); Francesco Di Stefano, 42 anni, di Porto Empedocle (10 anni); Salvatore Ganci, 47 anni, di Agrigento (18 anni); Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo (8 anni); Eugenio Gibilaro, 54 anni, di Agrigento (10 anni); Pietro La Cara, 42 anni, di Palermo (8 anni); Domenico La Vardera, 38 anni, di Palermo (10 anni); Domenico Mandaradoni, 30 anni, di Tropea (10 anni); Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento (15 anni); Giuseppe Messina, 32 anni, di Agrigento (18 anni); Valentino Messina, 46 anni, di Porto Empedocle (8 anni); Liborio Militello, 52 anni, di Agrigento (10 anni); Gregorio Niglia, 36 anni, di Tropea (10 anni); Andrea Puntorno, 42 anni, di Agrigento (6 anni); Calogero Rizzo, 48 anni, di Raffadali (12 anni); Francesco Romano, 33 anni, di Vibo Valentia (10 anni); Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento (8 anni); Attilio Sciabica, 31 anni, di Agrigento (8 anni); Luca Siracusa, 43 anni, di Agrigento (8 anni); Giuseppe Tornabene, 36 anni, di Agrigento (12 anni) e Francesco Vetrano, 34 anni, di Agrigento (20 anni).

Le condanne richieste sarebbero stati superiori di un terzo senza la riduzione prevista dal giudizio abbreviato. Il gup Fabio Pilato, che ha già disposto altri sei rinvii a giudizio, ha fissato una serie di udienze, calendate fino a novembre, per le discussioni dei difensori. 

L'operazione, con 35 arresti, è stata eseguita il 4 marzo dell'anno scorso dalla Dia di Agrigento, diretta da Roberto Cilona che, poco più di un anno prima, aveva già svelato un giro di estorsioni allestito dagli stessi Massimino e Militello ai danni di due costruttori padre e figlio. 

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