Mafia e droga, non solo affari per il clan Massimino: Cilona racconta in aula i contrasti del gruppo

Nel mirino della consorteria sarebbe finito Alessio Di Nolfo, destinatario di un doppio attentato incendiario e minacciato con un cacciavite dal capomafia: pericolosa truffa ai palermitani da cui comprarono una partita di stupefacente con soldi falsi

Massimino minaccia Di Nolfo con un cacciavite

Gruppo ramificato e compatto ma non troppo: il clan messo in piedi dal boss Antonio Massimino era organizzato per essere presente nel mercato della droga tenendo rapporti con le altre famiglie mafiose della provincia nonché con quelle di Palermo e con la 'ndrangheta. Ma non mancavano i contrasti.

"Nel 2015 uno dei principali collaboratori di Massimino subisce un doppio attentato incendiario e, nella circostanza, gli vennero distrutti auto e moto". Lo ha rivelato il capo sezione della Dia, Roberto Cilona, deponendo al processo scaturito dall'inchiesta antimafia "Kerkent" che ha stretto il cerchio attorno al clan del boss Massimino, tornato pienamente operativo - sostiene l'accusa - dopo avere scontato la seconda condanna per mafia rimediata nell'operazione San Calogero.

In questo troncone, davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato, con a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino, sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni. Cilona, rispondendo al pm della Dda Alessia Sinatra, ha raccontato gli esiti dell'attività di indagine con riferimento al canale palermitano.

Nel ripercorrere le numerose intercettazioni e l'attività di pedinamento nei confronti degli indagati, Cilona ha svelato un contrasto fra Massimino e Di Nolfo (imputato in un altro troncone del processo) per una questione legata a presunti ammanchi nello smercio degli stupefacenti. Il boss, per questo, avrebbe commissionato il doppio incendio ai suoi danni. Agli atti dell'inchiesta c'è anche una foto, che ritrae il capomafia, con un cacciavite in mano puntato contro Di Nolfo mentre lo tiene per un braccio e lo minaccia. La scena è stata filmata nel negozio di bevande gestito dal boss.

Un'altra questione, sulla quale ha insistito il pm, è quella relativa a una truffa, molto pericolosa perchè avrebbe potuto provocare la reazione violenta del clan palermitano al quale avrebbero pagato una partita di droga con banconote false. "Si tratta di circostanze - ha spiegato Cilona - che emergono dalle intercettazioni ma non abbiamo materialmente sequestrato le banconote". Il capo della Dia, che ormai da molte udienze ha iniziato a raccontare le varie tappe dell'indagine, ha ripercorso poi i numerosi viaggi da Agrigento a Palermo e gli incontri fra esponenti del clan per i rifornimenti di droga.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: la Sicilia diventa zona gialla, Musumeci: "Non è un liberi tutti"

  • Incidente sulla statale 115: scontro fra auto e furgone, morta una 59enne di Licata

  • Coronavirus e zona "gialla", ecco tutte le regole in vigore da domani

  • Coronavirus, nuovo boom di contagi in provincia: ad Aragona muore ex sindaco, una vittima pure a S. Giovanni Gemini

  • Coronavirus, crescono i casi a Canicattì (+11), Ravanusa (+9), Campobello (+3), Racalmuto e Licata (+1): c'è anche un morto

  • Covid-19, il virus torna a tenere sotto scacco Canicattì: un morto e 35 nuovi positivi

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento