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Il boss Antonio Massimino fra Giuseppe Messina e Francesco Luparello

Il boss Antonio Massimino fra Giuseppe Messina e Francesco Luparello

Il canale calabrese della droga e il debito di Mangione col boss, Cilona racconta inchiesta in aula

Il capo della Dia ha rivelato altri particolari dell'indagine "Kerkent" che ha colpito al cuore il clan di Antonio Massimino

I contatti con la 'ndrangheta tenuti dal barista Andrea Puntorno e il debito di 27mila euro di Antonino Mangione - che poi ha deciso di collaborare su questa e su altre vicende senza mai neppure chiedere lo status di collaboratore di giustizia - col boss Antonio Massimino che lo definiva al telefono "pagliaccio".

Il capo sezione della Dia, Roberto Cilona, ha rivelato altri dettagli dell'inchiesta "Kerkent" che ha stretto il cerchio attorno al clan del boss Massimino, tornato pienamente operativo - sostiene l'accusa - dopo avere scontato la seconda condanna per mafia rimediata nell'operazione San Calogero.

Cilona, ormai da molte udienze, sta ricostruendo l'indagine che ha portato a processo 36 persone. In questo troncone, davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato, con a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino, sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni.

Cilona, rispondendo alle domande del pm della Dda Alessia Sinatra, ha concluso la ricostruzione delle trasferte palermitane, scandagliate con intercettazioni, pedinamenti e appostamenti.

Subito dopo ha ricostruito un contrasto fra lo stesso Massimino e il quarantenne Antonino Mangione, coinvolto in numerose vicende, anche di mafia, che da un paio di anni ha iniziato a collaborare, senza però neppure chiedere di entrare nel programma di protezione o avere benefici di qualsiasi natura. Mangione ha reso dichiarazioni accusatorie in questo procedimento e, in seguito, si è pure autoaccusato dell'omicidio del pensionato Pasquale Mangione, facendo arrestare due complici.

"Il 16 luglio del 2015 - ha ricostruito il capo della Dia - Massimino telefona ad Eugenio Gibilaro ed etichetta diverse volte Antonino Mangione come pagliaccio. Il motivo è dovuto al fatto che non onorava il suo debito di 27.000 euro legato alla vendita di una partita di droga".

Cilona ha poi ricostruito le indagini sul canale calabrese della droga. "La nostra attività investigativa - ha detto - ci porta a ritenere che Massimino abbia affidato al barista Andrea Puntorno la gestione dei rapporti". 

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