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Operazione Kerkent

Mafia, estorsioni e traffico di droga: si decide su audizione di un collaborante

Antonino Mangione, che di recente è stato accusato dall'ex compagna di essere stato pagato per mentire, dovrà deporre al processo agli affiliati del clan Massimino ma i giudici vogliono fare chiarezza sulle sue condizioni di salute

Non c'è ancora il via libera all'audizione in aula del collaborante Antonino Mangione e dell'ex moglie che hanno accusato alcuni imputati di essere stati vittime di una rappresaglia, con tanto di sequestro di persona e abusi sessuali subiti dalla donna, per una truffa commessa ai danni di un commerciante d'auto. 

Prima dell'eventuale deposizione di Mangione, infatti, i giudici vogliono accertare le condizioni di salute del collaborante, che di recente è stato accusato dall'ex compagna di essere stato pagato per mentire tirando in ballo ingiustamente alcune persone.

Lo hanno deciso i giudici della Corte di appello di Palermo al processo scaturito dalla maxi inchiesta "Kerkent" che ha disarticolato il nuovo clan del boss Antonio Massimino. Il medico legale Tommaso D'Anna, che ha ricevuto l'incarico di visitarlo, riferirà in aula, il 14 settembre, se le sue condizioni gli consentono di testimoniare e se era cosciente al momento di accusare gli imputati. 

Il gup del tribunale di Palermo, Fabio Pilato, il 16 febbraio dell'anno scorso, ha inflitto 20 condanne e 8 assoluzioni nello stralcio abbreviato. La pena più alta - 20 anni di reclusione - è stata inflitta proprio al capomafia che, tornato libero dopo due condanne, si sarebbe rimesso all'opera organizzando la nuova famiglia mafiosa e un vasto narcotraffico, con diramazioni anche a Palermo e in Calabria. Le accuse che scaturivano dalle dichiarazioni di Antonino Mangione, estranee al contesto mafioso, tuttavia, non sono state ritenute credibili. 

Stessa pena per i presunti "luogotenenti" Francesco Vetrano e Giuseppe Messina: quest'ultimo è il titolare di un autolavaggio, fra Villaseta e Monserrato, dove ci sarebbero state decine di summit mafiosi. L'operazione, con decine di arresti, è stata eseguita dalla Dia il 4 marzo del 2019.

Antonino Mangione, peraltro, appena ieri è stato condannato a 16 anni di reclusione (beneficiando delle attenuanti legate alla collaborazione) per l'omicidio del pensionato del Comune di Raffadali, Pasquale Mangione, di cui si era autoaccusato. 

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