Mafia, droga ed estorsioni: ultime arringhe prima della sentenza del processo "Kerkent"

La difesa del presunto braccio destro del boss: "Liborio Militello aveva un rapporto personale con Antonio Massimino, non si è mai occupato di alcuna estorsione"

Liborio Militello

"Liborio Militello non era il braccio destro di Antonio Massimino ma, più semplicemente, non vi era alcuna famiglia mafiosa anche perchè non si arriva al numero minimo di tre persone richiesto dalle regole di Cosa Nostra. La realtà è che fra loro vi è solo un rapporto di natura personale, lo stesso collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta dice che si occupava di estorsioni ma non ne sa indicare neppure una".

Gli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto hanno replicato così, ieri mattina, ai pm della Dda Pierangelo Padova e Calogero Ferrara che, il 18 maggio, durante la requisitoria avevano chiesto la condanna a 10 anni di carcere per il cinquantatreenne ritenuto il "braccio operativo" di Massimino che avrebbe riorganizzato la famiglia mafiosa di Agrigento finanziandola con un vasto traffico di droga.

Proseguono le arringhe al processo "Kerkent" dove sono imputati - nello stralcio abbreviato - in ventotto. Sempre ieri, gli stessi difensori hanno chiesto l'assoluzione del trentasettenne Giuseppe Tornabene, nei cui confronti l'accusa ha chiesto 12 anni di carcere con l'accusa di far parte dell'associazione che gestiva il giro di spaccio per conto del boss.

"La sua unica colpa - hanno spiegato gli avvocati Castronovo e Proietto - è stata quella di avere dei rapporti personali con Massimino e il figlio. Ma in realtà è evidente che si è solo limitato a dare un passaggio a Massimino o fare qualche altro favore personale dello stesso tenore che nulla c'entra col narcotraffico". Castronovo ha chiesto, infine, l'assoluzione del barista quarantatrenne Andrea Puntorno (6 anni è la richiesta di pena) smentendo il suo ruolo di collegamento con la 'ndrangheta per l'acquisto della droga. "Fra loro c'era solo un rapporto commerciale visto che Massimino faceva delle forniture di bevande al suo bar".

Sempre ieri hanno illustrato la loro arringa gli avvocati Monica Malogioglio (per il cinquantaquattrenne Eugenio Gibilaro, 10 anni è la richiesta del pm) e Annalisa Russello (per il 43enne Luca Siracusa, 8 anni è la richiesta di pena). Quest'ultima ha sottolineato che "il processo ha accertato solo la frequentazione con alcuni imputati legata al fatto di essere un consumatore di droga. Il capomafia Cesare Lombardozzi – ha spiegato il legale -, in quanto parente, mise il veto al suo inserimento nell’associazione”.

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