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Operazione "Condor"

"Ha incendiato il deposito d'auto del rivale", i termini stanno scadendo: imprenditore torna libero

Salvatore Galvano, 53 anni, è accusato, nell'ambito di un'inchiesta su mafia e racket, di avere commissionato il rogo del magazzino dell'azienda concorrente: a chiedere la sostituzione della misura cautelare (dai domiciliari al doppio obbligo di dimora e presentazione) è stato lo stesso pm

Sei mesi dopo l'operazione antimafia "Condor", nell'ambito della quale gli si contesta di avere incendiato il deposito d'auto di un'azienda rivale, l'imprenditore Salvatore Galvano, 53 anni, torna libero. Il gup del tribunale di Palermo, Ivana Vassallo, gli ha revocato gli arresti domiciliari applicandogli sia l'obbligo di dimora nella provincia di Agrigento, con la prescrizione di restare in casa dalle 22 alle 6, che l'obbligo di firma per tre volte alla settimana. 

A chiedere la sostituzione della misura cautelare è stato lo stesso pubblico ministero Claudio Camilleri in considerazione del fatto che, pochi giorni dopo, sarebbero scaduti i termini in quanto il giudice non ha potuto fissare un'altra udienza preliminare prima della sosta estiva essendoci un calendario troppo fitto. La richiesta di sostituzione, quindi, ha impedito che tornasse del tutto libero senza prescrizioni.

Galvano, finito agli arresti domiciliari nell'inchiesta "Condor", che ha svelato le nuove dinamiche mafiose in un ampio versante della provincia agrigentina, davanti al gip aveva negato le accuse. Il titolare della ditta, che per tanti anni si è occupata di depositi giudiziari e soccorso stradale, è accusato di avere commissionato l'incendio dell'azienda rivale.

Il settore dei depositi giudiziari di auto e soccorso stradale, gestito proprio su appalto bandito da prefettura e demanio, secondo quanto ipotizza l'accusa, sarebbe stato condizionato pure dalla famiglia mafiosa.

L'incendio al deposito della ditta concorrente a quella della famiglia di Salvatore Galvano, sostiene l'accusa, sarebbe stato commissionato proprio dal rivale che era rimasto tagliato fuori dal giro e aveva avviato anche un contenzioso civile (concluso con un pronunciamento a lui sfavorevole) per essere riammesso nelle gara e aggiudicarsi il servizio che per tanti anni aveva garantito lavorando anche al fianco delle forze dell'ordine per soccorsi e depositi di mezzi sequestrati.

Secondo il gip di Palermo, Filippo Serio, che ha firmato l'ordinanza cautelare, eseguita il 10 gennaio, l'indagine ha accertato il ruolo nella vicenda dei fratelli Giuseppe e Ignazio Sicilia, di Domenico Lombardo e dello stesso Galvano. L'attentato avvenne il 4 marzo del 2020.    

Intercettazioni telefoniche e ambientali e servizi di osservazione hanno consentito, sostiene il giudice, di risalire alla preparazione dell'episodio. Ignazio Sicilia e Domenico Lombardo, in particolare, avrebbero materialmente appiccato l'incendio alle auto in deposito. Giuseppe Sicilia avrebbe contribuito a recuperare la benzina mentre Galvano avrebbe fatto da palo. La sua partecipazione, inoltre, secondo quanto sostiene il gip, si desume dalla sequenza di intercettazioni.

Secondo il giudice, tuttavia, non emerge il "metodo mafioso" nella realizzazione dell'attentato. "Non risulta - scrive - che sia stato preceduto o seguito da ulteriori minacce e intimidazioni e quindi sia stato percepito come messaggio proveniente da un gruppo mafioso". La procura, in ogni caso, insiste e lo ha mandato a processo con la stessa accusa contestata fin dal primo momento. 

Il danno stimato ammonta a circa 20.000 euro ma soprattutto l'incendio, secondo quanto dichiarato dalla vittima agli inquirenti, convinse il titolare dell'azienda, che già non operava più nel settore, a restare fuori definitivamente. Accuse che, tuttavia, Galvano ha smentito sostenendo di non avere avuto alcun ruolo. Nel frattempo la vicenda è approdata in aula per l'udienza preliminare dove i difensori di Galvano (gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri) non hanno ancora comunicato la strategia processuale così come i difensori degli altri 14 imputati che lo faranno all'udienza del 28 settembre. 

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