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"Nessun fatto di mafia": due imputati di Menfi respingono ogni accusa

Sono stati gli unici a scegliere il rito ordinario, davanti ai giudici del tribunale di Sciacca, mentre gli altri sono stati giudicati con il rito abbreviato

Gli imputati menfitani Tommaso Gulotta di 54 anni e Matteo Mistretta di 34 respingono le accuse: "Nessun fatto di mafia". I due - indagati nell'ambito dell'inchiesta denominata "Opuntia" - sono stati sentiti ieri al tribunale di Sciacca. 

Gulotta ha detto di non avere avuto buoni rapporti con Vito Bucceri, il menfitano che ha collaborato con la giustizia e che è stato condannato, a 2 anni e 8 mesi, in abbreviato, in continuazione con la sentenza scaturita dall'inchiesta denominata "Scacco Matto". I due lavoravano presso la stessa impresa.

Il processo si avvia ormai alle battute conclusive. Il collegio, presieduto dal giudice Alberto Davico, ha fissato un'udienza per l'11 novembre e una, successiva, per il 2 dicembre quando discuterà il pubblico ministero della Dda di Palermo Alessia Sinatra. Poi sarà la volta delle difese ed entro il mese di dicembre arriverà la sentenza.

Mistretta è difeso dagli avvocati Carmelo Carrara e Antonino Augello. Gulotta, invece, dagli avvocati Giovanni Rizzuti e Accursio Gagliano. I due menfitani sono stati gli unici a scegliere il rito ordinario, davanti ai giudici del tribunale di Sciacca, mentre gli altri imputati sono stati giudicati, in abbreviato, dal gup del tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, ed assolti dall'accusa di associazione mafiosa. 

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