Sabato, 13 Luglio 2024
Giustizia / Naro

"Nessun rischio di condizionamento mafioso": il Tar riabilita impresa di Naro

La prefettura aveva escluso la ditta dall'iscrizione nell'elenco che abilita a stipulare contratti con le pubbliche amministrazioni, i giudici: "I precedenti provvedimenti del tribunale penale non riguardano gli attuali soci"

Il Tar accoglie la richiesta di un'impresa di Naro e dispone la sua iscrizione nella cosiddetta "white list" ovvero la lista bianca di cui fanno parte le ditte che possono contrarre con la pubblica amministrazione in quanto "non soggette a tentativo di infiltrazione mafiosa".

L’amministratore della società, ritenendo gravemente lesivo per gli interessi della società il provvedimento interdittivo, si rivolgeva agli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza al fine di impugnare il provvedimento della prefettura di Agrigento.

In particolare, i legali, con ricorso depositato al Tar Sicilia di Palermo, lamentavano l’insussistenza dei presupposti, dimostrando da un lato la regolarità dei lavori eseguiti nel porto di Riposto, dall’altro la assoluta estraneità della ditta rispetto ad ambienti controindicati.

"I legali - secondo quanto da loro stessi comunicato - hanno rilevato, già in sede cautelare, come il provvedimento interdittivo fosse basato su una misura coercitiva disposta dal tribunale penale, nei confronti di alcuni precedenti titolari della ditta, ma poi revocata dallo stesso. Inoltre, è stato evidenziato come la vicenda giudiziaria, che ha coinvolto alcuni titolari della ditta e posta a fondamento del provvedimento interdittivo, nulla avesse a che fare con reati idonei ad evidenziare l’appartenenza o la contiguità ad ambienti mafiosi".

I giudici hanno, quindi, accolto la domanda cautelare. Ma, nonostante la pendenza del giudizio, l’assessorato regionale delle Infrastrutture e della mobilità, nelle more, procedeva alla revoca dell’appalto affidato alla società narese.

La società, quindi, con il patrocinio degli avvocati Rubino e Valenza, procedeva, dapprima, a diffidare l’assessorato regionale ad astenersi dal definire il procedimento di affidamento in favore della ditta collocatasi al secondo posto della procedura di gara e poi, stante il silenzio dell’amministrazione regionale, a proporre appositi motivi aggiunti al ricorso volti all’annullamento dei provvedimenti con i quali l’amministrazione regionale ha disposto l’aggiudicazione in favore della seconda classificata.

I legali dell'impresa, quindi, hanno dedotto l’illegittimità dei provvedimenti di revoca dell’aggiudicazione e di aggiudicazione dell’appalto alla società posizionatasi al secondo posto e hanno prima accolto la domanda cautelare e poi hanno disposto l'iscrizione nella "white list". 

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