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Al via il processo

Minacce al pentito per farlo ritrattare, carabiniere in aula: "La compagna ci chiamò l'indomani"

Un appuntato racconta l'indagine che è scattata dopo le denunce della donna che all'epoca aveva una relazione con Antonino Mangione. L'accusa a carico di due persone, fra cui il cognato del boss Antonio Massimino, è quella di avere intimidito la coppia per fare ritirare le denunce al capomafia

"Ascolta, Antonio Massimino è mio fratello. Devi andare subito a ritirare la denuncia e devi fare uscire la notizia sul giornale che ti sei inventato tutto e che sei pazzo".

Il collaborante Antonino Mangione e la moglie, con queste parole, oltre che con minacce e con l'offerta di 5.000 euro, sarebbero stati invitati a ritrattare le accuse di abusi sessuali (poi escluse al processo dal giudice) nei confronti del boss Antonio Massimino, figura chiave della maxi inchiesta Kerkent. Due uomini, ritenuti vicini al boss di Villaseta, finiscono a processo.

Si tratta di Giuseppe Gallo, 51 anni e Vincenzo Mendola, 50 anni: quest'ultimo cognato del capomafia. Il processo, dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup, è iniziato davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara. 

Il primo teste della lista del pubblico ministero Pierangelo Padova è l'appuntato dei carabinieri Roberto Baldassarre che è andato nell'abitazione della coppia dopo avere ricevuto la segnalazione delle minacce. "Ci chiamò l'indomani". Massimino, già imputato di associazione mafiosa e traffico di droga, era stato accusato di violenza sessuale nei confronti della moglie del collaborante.

Abusi commessi per una sorta di rappresaglia decisa in seguito a una truffa che Mangione avrebbe realizzato ai danni di un commerciante ritenuto vicino al boss. Accuse, nate dalle denunce della coppia. Il 23 marzo del 2019, alcune settimane dopo il blitz, Gallo e Mendola avrebbero fatto irruzione in casa di Mangione e l'avrebbero minacciato dopo averlo strattonato.

"Ora ci sono io e a te e ai tuoi figli nessuno vi farà niente se vai a ritrattare tutto. Per te ci sono anche 5.000 euro, puoi pure andarmi a denunciare. Io non ho paura di nessuno". Poi avrebbero ribadito la minaccia alla moglie di Mangione: "Convincilo a tuo marito, per te e per la tua famiglia e per quello che sta dentro. Così nessuno vi toccherà". 

Il carabiniere, rispondendo anche ai difensori degli imputati, gli avvocati Daniela Posante e Salvatore Pennica, ha spiegato di essere andato nell'abitazione della coppia l'indomani e di avere raccolto le denunce. In aula è stata anche ascoltata la chiamata fatta dalla donna ai carabinieri che dice di avere atteso prima di denunciare l'episodio per timore e perchè prima voleva consultare il suo difensore.

Di recente, peraltro, la stessa donna, che ha interrotto la relazione con Mangione, ha detto l'ex compagno è stato indotto a fare delle false dichiarazioni accusatorie e lo avrebbe pure ammesso parlando al telefono con lei tanto da avere anche le registrazioni.

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