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Domenica, 16 Giugno 2024
Polizia / Santa Margherita di Belice

"Minacce e intimidazioni per controllare le attività agro-pastorali": tutti i dettagli dell'inchiesta antimafia

Le ricostruzioni della questura: "Lo spessore dei soggetti coinvolti nelle investigazioni ha evidenziato anche momenti di tensione interna legati al tentativo di alterare gli equilibri del 'cartello', contrasti sempre appianati in una logica di convenienza e di reciproca tutela dei meccanismi di controllo del territorio"

Avrebbero controllato, in maniera illecita, le attività agro-pastorali a Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina, nel Palermitano. È emerso questo dalle indagini - condotte dallo Sco, dalla Sisco di Palermo e dalle squadre mobili di Agrigento e Palermo - che hanno portato all'operazione antimafia, con 5 misure cautelari, effettuata durante la notte. Misure che sono state notificate anche a due persone già condannate, in maniera definitiva, per associazione mafiosa. I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, a vario titolo, secondo le accuse mosse dalla Dda di Palermo e dalla polizia, sono ritenuti responsabili di una serie di condotte reiterate di estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravati dal metodo mafioso e di aver agevolato Cosa Nostra.

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"Canoni irrisori e non corrisposti per far pascolare abusivamente le greggi"

"Gli indagati, avvalendosi della indiscussa forza intimidatoria derivante dall’essere riconosciuti quali esponenti di vertice del mandamento mafioso di Santa Margherita di Belice, avrebbero attuato un incisivo controllo sull’economica agro-pastorale dell’area nonché sul connesso utilizzo dei fondi agricoli dell’entroterra Belicino - viene ricostruito dalla questura di Agrigento - . In particolare, sono stati registrati diversi episodi in cui gli indagati, avvalendosi del metodo mafioso, avrebbero costretto i proprietari e i gestori dei terreni agricoli a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti.

Il controllo dei terreni agricoli si sarebbe tradotto, in taluni casi, anche - prosegue la ricostruzione della questura - in un divieto di esercitare attività agricole collaterali che alterassero il libero pascolo delle greggi, così imponendo di fatto uno stringente predominio su beni immobili altrui, anche funzionale alla massimizzazione dei profitti derivanti dalla produzione lattiero-casearia".

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"Minacce e intimidazioni per imporre la volontà"

"È stata talvolta registrata anche l’assenza di minacce esplicite, potendo gli indagati imporre la propria volontà facendo ricorso ad atteggiamenti intimidatori silenti, ai quali ha fatto eco la capacità di assoggettamento derivante dal loro riconosciuto ruolo criminale nonché i molteplici episodi di danneggiamento (incendio, taglio delle colture e furti di bestiame) - consumati da ignoti - subiti negli anni proprio dai proprietari che avevano deciso, invece, di adibire i terreni a coltivazioni che avrebbero limitato il pascolo delle greggi, scrive la questura di Agrigento.

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In tale contesto di criminalità rurale, le indagini si sono avvalse anche del contributo dichiarativo di alcune vittime che si sono opposte al 'sistema di controllo' del settore, facendo venire in rilievo anche episodi in cui, all’esito della trebbiatura operata dai proprietari, le derrate sarebbero state indebitamente acquisite e imballate dagli indagati, senza versare alcun corrispettivo".

Contrasti interni appianati dalla convenienza 

"Lo spessore dei soggetti coinvolti nelle investigazioni ha peraltro evidenziato anche momenti di tensione interna legati al tentativo di alterare gli equilibri del 'cartello' stesso; contrasti sempre appianati in una logica di convenienza e di reciproca tutela dei meccanismi di controllo del territorio" - conclude la questura di Agrigento - .

Le ordinanze di custodia cautelare siglate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo si basano sui gravi indizi di colpevolezza e su un quadro indiziario emerso nel corso delle indagini. Le piene responsabilità penali - viene, naturalmente, chiarito sempre dalla questura - saranno accertati in sede di giudizio.


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